E’ l’importo record quantificato dal club di Agnelli nel ricorso presentato al Tar del Lazio contro Figc e Inter

Andrea Agnelli

Una richiesta danni alla Federcalcio per oltre 443 milioni di euro: a tanto ammonta il quantum risarcitorio che c’è nel ricorso depositato ieri al Tar del Lazio e in un esposto per chiederne il commissariamento al Prefetto di Roma, in quanto organo di controllo. E’ l’ultima offensiva, ma solo in ordine di tempo, della guerra al governo del calcio lanciata dalla Juve lo scorso 10 agosto.

Dall’estate di Calciopoli allo scudetto 2006 assegnato all’Inter, a cui il ricorso è stato notificato in quanto «controinteressata», compresa la «non decisione» del consiglio federale sulla revoca proprio del titolo 2006.

«E’ stato il follow up di quello che avevamo dichiarato, in occasione della conferenza stampa. Si vede che in questo Paese – ha osservato pacato Andrea Agnelli riferendosi allo stupore generale – non tutti poi mantengono quello che dicono. Semplicemente noi abbiamo dato corso a qualcosa che era stato descritto: una lista con sette azioni: se n’è compiuta una di queste». In serata è arrivata la risposta di Massimo Moratti, a TeleLombardia: «443 milioni? Una cosa ridicola. E di cedere lo scudetto 2006 non mi passa neppure per la testa».

Comunque vada a finire il processo davanti ai giudici amministrativi, un conto del genere è già un robusto messaggio. Nel conto ci finiscono i ricavi inabissati con la retrocessione in B, le vendite obbligate dei giocatori, le conseguenti difficoltà con sponsor e diritti tv. Un atto di 112 pagine, firmate dai legali di fiducia del club, gli avvocati Michele Briamonte, anche membro del cda, e Luigi Chiappero, con il contributo scientifico del professor Paquale Landi.

Nel ricorso, la Juve chiede al Tar «la condanna (della Figc, ndr) al risarcimento del danno ingiusto derivante dall’illegittimo esercizio dell’attività amministrativa e dal mancato esercizio di quella obbligatoria» in relazione ai provvedimenti adottati dalla Federcalcio nell’estate del 2006 e del 2011. Secondo la società bianconera, non ci fu e ancora non c’è «parità di trattamento».

Per questo si citano «le evidenze probatorie» emerse al processo di Napoli: detto brutalmente, molte società violarono il codice di giustizia sportiva, ma solo la Juve pagò. E altra fine avrebbe dovuto fare la seconda puntata di Calciopoli: «E’ da rimarcare l’assoluta illegittimità dello stesso provvedimento di archiviazione del procuratore federale» si legge nel ricorso.

Il club non teme squalifiche o penalizzazioni per violazione della clausola compromissoria perché il via libera al Tar per i danni era arrivato dal Tnas. Sostenuto da diversi riferimenti dottrinali e giurisprudenziali (Consiglio di Stato, Cassazione e Corte Costituzionale), il ricorso sottolinea come, in sostanza, il Tar possa sbirciare dentro le faccende sportive: «Il giudice amministrativo, nonostante la riserva a favore della “giustizia sportiva”, può conoscere delle sanzioni disciplinari inflitte a società, associazioni ed atleti, in via incidentale e indiretta, al fine di pronunciarsi sulla domanda risarcitoria». Sanzione sportiva e risarcimento danni, restano sostanzialmente «scorporate».

Se per Abete la vicenda riguarda la sola Juve, Agnelli così ha risposto: «Riguarda la Juve senz’altro, ma è un atto che va a verificare gli atti amministrativi che sono stati compiuti dalla Federazione nel 2006 e nel 2011». Senza voler mancare di rispetto a Facchetti, sostiene il presidente bianconero: «Alcune istituzioni hanno l’abitudine di far trascorrere i termini, altre no».

Moratti non l’aveva presa benissimo, proprio per la ricorrenza: «Non ho nulla da dire, soprattutto nel giorno del premio Facchetti, il giorno sbagliato per queste cose. Ma non credo l’abbiano scelto apposta: il cattivo gusto non può arrivare fino a qui. I nostri legali capiranno di più questo desiderio della Juve di attaccare». Ma l’Inter non è il bersaglio, ha ricordato Agnelli: «E’ un danno collaterale. La nostra ricerca per la parità di trattamento va verso chi ha giudicato nel 2006 e nel 2011. Abbiamo bisogno di fare chiarezza con la Figc». Anzi, i conti.

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