Il premier in pectore chiede a Bankitalia 2 diligence sui conti pubblici: 20 miliardi da reperire a fine anno?

Mario Monti

Da un Cavaliere all’altro. Il governo di Mario Monti, anch’egli insignito dell’onorificenza che ha reso famoso Silvio Berlusconi, è già al lavoro prima ancora che il suo governo prenda vita.

In attesa di ricevere l’incarico dalle mani del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, presumibilmente a ore, il presidente della Bocconi ha già avuto una riunione importantissima con il presidente della Bce, Mario Draghi.

Secondo alcune indiscrezioni raccolte da MF-Milano Finanza, il nuovo esecutivo che sta nascendo con enormi difficoltà e che dovrebbe calmare i mercati già da lunedì prossimo ha subito una missione: reperire qualcosa come 20 miliardi di euro entro la fine dell’anno per evitare una drammatica crisi di liquidità.

Pare che Monti, che ha avuto con Berlusconi un lunghissimo colloquio, abbia deciso di affidare alla Banca d’Italia, ecco il perché dell’incontro avuto ieri con il governatore Ignazio Visco, il compito di effettuare subito una due diligence sui conti pubblici per verificarne lo stato. Da qui si capirà come finanziarsi nelle prossime settimane.

I prossimi passi saranno una stretta sulle pensioni d’anzianità e molto probabilmente una patrimoniale sui redditi più alti (ma circola anche la voce incontrollata di un prelievo sui depositi che sta già facendo fuggire un pò di soldi all’estero). Servono risorse immediate per le casse dello Stato.

Il governo Berlusconi non ha infatti portato a compimento la parte più difficile della manovra da 60 miliardi di euro varata in più riprese questa estate: si tratta dei 20 miliardi di euro attesi da un’ormai altamente improbabile riforma del welfare state che in alternativa (questi i piani del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti) sarebbero dovuti arrivare entro i primi del 2012 con un taglio lineare delle detrazioni e delle deduzioni fiscali. Un massacro sociale che ovviamente nessun esecutivo può permettersi, tanto meno tecnico.

Ma è tutta la situazione a essere molto complessa. Berlusconi, che ha tenuto l’ultimo Consiglio dei ministri dopo che la Camera ha approvato in via definitiva la legge di stabilità, ha riunito a Palazzo Grazioli l’ufficio di presidenza del Pdl e poi si è recato al Quirinale per dimettersi. Davanti a Palazzo Chigi e al Colle una folla plaudente di persone in attesa della fine di un’era durata 17 anni e che preferiscono non pensare agli inevitabili sacrifici che gli verranno chiesti da qui a pochi giorni. Napolitano effettuerà rapidissime consultazioni con le parti politiche e poi, salvo imprevisti, affiderà l’incarico a Mario Monti prima di lunedì.

Quanto alla squadra di governo, vengono smentite le indicazioni di un governo Monti solo con esponenti della società civile. Confermata la presenza di Giuliano Amato, al ministero degli Esteri o a quello degli Interni, per l’Economia le scelte possibili sono tre: Guido Tabellini rettore della Bocconi, Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia e Lamberto Dini.

Berlusconi proverà a rinsaldare l’esercito in rotta del Pdl convincendo il Capo dello Stato ad inserire nella lista dei ministri Gianni Letta e Franco Frattini o comunque Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust, giurista stimato a destra come a sinistra. In ballo c’è il rischio che il Popolo delle libertà si sciolga come neve al sole facendo naufragare sul nascere il governo salva-Italia.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=yo1HB2zg3Sw[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti