Il professore: “Padoa Schioppa e io lasciammo nel 2008 con lo spread a quota 37 e un’economia solida”

Romano Prodi

Sembra un’altra era. Il 2008 non è un secolo fa, c’era già la crisi e a primavera inoltrata, quando si concluse la breve esperienza del secondo governo Prodi, già si vociferava del crac di una grande banca americana, che poi si rivelò essere la Lehman Brothers che andò gambe all’aria nel settembre successivo. L’8 maggio il Professore e il suo ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa facevano «i pacchi», come racconta Prodi, si preparavano a uscire da Palazzo Chigi con i loro scatoloni pieni di libri e di impegni ancora da terminare.

«Ricordo quello che mi diceva Tommaso quell’8 maggio del 2008, lasciando il governo: “Romano lo spread tra Btp e Bund tedeschi a 37 punti base, lasciamo una eredità solida a chi viene dopo di noi, possiamo esserne orgogliosi”». Ecco, forse potrebbero bastare questo dato, uno differenziale a 37 contro i quasi 600 punti visti in questi giorni, e queste parole da ministro «per ricordare la statura di Padoa-Schioppa».

Ma c’è molto ancora da dire sull’economista morto quasi un anno fa e al quale la Fondazione Corriere della Sera ha dedica venerdì sera questo colloquio sulle regole e la finanza tra Romano Prodi e il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, moderati dal presidente della Rcs, Piergaetano Marchetti.

«Non c’è ragione economica al mondo, se non la debolezza politica, che spiega la penalizzazione dell’Italia: noi non siamo un Paese da buttare, il debito è alto ma è cresciuto poco e molto meno che altrove. Ritroviamo il senso di uno slancio in avanti», esorta l’ex presidente del Consiglio e della Commissione europea che a margine dell’incontro riconosce che i mercati hanno visto subito in Mario Monti «un uomo fedele e coerenre»

L’idea che nell’ Eurozona si possa andare ognuno per i fatti propri, mors tua vita mea, «è dir poco folle» per Prodi, «o si vive tutti assieme o si muore tutti assieme». Ma la caduta dell’ euro non la vuole nessuno, spiega il Professore, «i tedeschi stanno benissimo e la Germania nell’ultimo anno ha avuto un surplus commerciale di 200 miliardi di euro. È solo demagogia politica, perchè in Germania sanno anche benissimo che noi non abbiamo disimparato a svalutare».

E se per Prodi una «riforma internazionale del sistema della finanza oggi appare come un’impresa impossibile» Vegas vorrebbe un’Europa che rispolvera l’ideale delle «regole condivise». Gli europei si trovano in questo momento nelle «stesse condizioni degli ateniesi prima della guerra del Peloponneso» dice il presidente della Consob citando il quesito dello storico Tucidide che chiese agli ateniesi se si aspettassero di «cadere stando divisi».

«Una riflessione di questo tipo – aggiunge – ci porta a parafrasare Margaret Thatcher quando disse “rivogliamo i nostri soldi” e a dire «we want our Europe back», vogliamo indietro la nostra Europa, la casa comune in cui la convivenza si basi su regole condivise da tutti».

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