Il Cavaliere sta per dimettersi: il ddl stabilità metterà fine a una lunga pagina di storia della politica italiana 

la fine di Silvio Berlusconi

Un’era lunga 17 anni sta per terminare. Passano le ore e le dimissioni di Silvio Berlusconi si avvicinano sempre di più. Con Napolitano che lancia un nuovo invito al senso di responsabilità delle forze politiche in un messaggio al congresso della Destra a Torino.

«In questa situazione sono i soggetti più deboli ad essere maggiormente esposti. Occorre pertanto che tutte le forze politiche sappiano agire con senso di responsabilità e formulare proposte in grado di conciliare il rigore posto dalla necessità di ridurre il debito pubblico e di promuovere la crescita, con l’esigenza di distribuire equamente i sacrifici, tutelando i ceti in maggiore difficoltà».

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Tra Palazzo Chigi e Palazzo Grazioli è vertice permanente. Ieri, nella notte, l’ennesima riunione tra il premier Silvio Berlusconi, il ministro degli Esteri Franco Frattini, il segretario del Pdl Angelino Alfano e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, cui si sono poi aggiunti il commissario Ue Antonio Tajani e la governatrice del Lazio Renata Polverini.

Ma il premier sembra sempre meno disposto a farsi da parte assecondando placidamente quello che Europa, mercati finanziari, Capo dello Stato, parti sociali e semplici cittadini si attendono: cioè un governo nominato il prima possibile e con un forte e credibile profilo interno e internazionale. A cominciare dal suo leader che, nell’auspicio comune, dovrebbe essere Mario Monti.

“Non mi faccio calpestare così”, avrebbe detto ieri sera ai suoi, “no, non subisco questa umiliazione”. E nel Pdl è rivolta, il caos è completo, lo stallo totale, la tensione alle stelle: oggi alle 18 l’Ufficio di presidenza del Pdl deciderà se dare o meno il via libera a un nuovo governo. Alle 12.30 il ddl stabilità andrà alla Camera, nel pomeriggio il voto, poi Berlusconi dovrebbe salire al Colle e rimettere l’incarico nelle mani di Giorgio Napolitano, che in serata dovrebbe aprire le consultazioni, per poi conferire l’incarico domani a Mario Monti.

La cosa che davvero ha fatto infuriare il Cavaliere è stato il giro delle consultazioni informali inaugurato dal professore, che formalmente non ha ancora preso possesso di palazzo Chigi. Da quando è rientrato a Roma tv e giornali, istituzioni e opposizioni, tutti parlano già dell’ex commissario Ue come del successore di Silvio Berlusconi. Tutti tranne lui, Silvio, che ha pur sempre la maggioranza al Senato ed è ancora – sia pure ancora per poche ore – premier in carica.

Prendendo spunto dai suoi dubbi, la fronda che comunque spaventa il Cavaliere e cresce d’intensità gli ha suggerito di tenere duro su un nome di centrodestra, proponendo quello di Angelino Alfano. Eppure resta difficile che alla fine il premier, al Colle, possa proporre un nome diverso da quello che risponde al profilo di Mario Monti. Il presidente del Consiglio però pretende un segnale, un atto di rispetto, un margine di trattativa. Altrimenti il banco potrebbe saltare.

Difficile, comunque, credere che il Presidente della Repubblica Napolitano non abbia garanzie precise sulle possibilità di Monti di guidare un governo con una base parlamentare ampia e condivisa. Ieri non si sarebbe, altrimenti, esposto a rassicurare Usa, Francia e Germania, come ha fatto in queste ore da “gestore” e “risolutore” della grave crisi italiana.

Ma ci si chiede da più parti resta l’incertezza: quale sarà l’ultimo colpo di coda del Caimano? Ci sarà? E se la risposta è sì allora quale colpo di scena possiamo e dobbiamo attenderci?

Giorgio Napolitano aspetterà di concludere il giro di consultazioni prima di prendere una decisione sull’incarico anche se, sottolineano fonti parlamentari, la vicenda appare già decisa. Anche di fronte alla contrarietà del Pdl il Colle potrebbe decidere di conferire lo stesso l’incarico all’ex commissario europeo. A quel punto la partita si sposterebbe in Parlamento.

Nel caso il governo non ottenesse la fiducia si aprirebbe la strada delle elezioni anticipate ma potrebbe essere il neo senatore a vita a gestire l’esecutivo fino al voto. L’attesa è ora per la decisione ufficiale che il Cavaliere ed il Pdl prenderanno oggi nel corso dell’ufficio di presidenza.

La linea che emergerà da quella riunione sarà poi illustrata al Capo dello Stato. Nonostante nessuno nel partito si senta pronto a scommettere su uno scenario diverso rispetto a quello di un governo Monti, la tensione è alle stelle. Una confusione che investe il capo del governo, costretto a dover mediare per evitare rotture, ma al contempo, fortemente irritato per la gestione ‘dell’affaire’ .

Il premier, raccontano i fedelissimi, si sente tagliato fuori dalle trattative per la formazione del nuovo esecutivo e, soprattutto, non accetta di essere tenuto all’oscuro sul programma che il Pdl dovrebbe votare. Un ragionamento condiviso dallo stato maggiore del partito e che mette d’accordo sia i fan del governo tecnico che il fronte pro elezioni.

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