Il tecnico della “Bocconi” sta per diventare Premier: nella sua agenda di governo subito Ici e le pensioni

Mario Monti

E’ solo una questione di ore e di quella fatidica ufficialità istituzionale che dovrebbe arrivare da qui a breve.

Mario Monti ormai si muove da premier in pectore e, oltre sulla squadra, è già al lavoro anche sull’agenda di governo. Il suo pensiero su quali siano i compiti del nuovo esecutivo lo ha chiarito parlando con il Financial Times.

«Non esistono», ha detto, «molte divergenze intellettuali» sugli obiettivi: consolidamento e risanamento della finanza pubblica e «ciò che ogni Paese amerebbe sentirsi chiedere», ovvero «maggiore crescita».

Quest’ultima però, ha spiegato Monti, deve arrivare «non attraverso maggiori prestiti ma tramite la rimozione degli ostacoli allo sviluppo, riforme strutturali che eliminino i privilegi e le rendite di tutte le categorie sociali».

La prima delle riforme strutturali alle quali allude l’economista è certamente la riforma delle pensioni di anzianità o, meglio, la loro cancellazione. Che sul tema della previdenza l’Italia debba fare di più, del resto, lo ha ricordato ieri di nuovo il Commissario Ue Olli Rehn.

Insomma, non basta a rassicurare la norma appena inserita nel maxiemendamento dal governo e che, secondo le stime della Ragioneria generale, porterà nel 2026 a raggiungere il requisito di 67 anni per uomini e donne per l’acceso alla pensione di vecchiaia.

Età che crescerà «ulteriormente» per effetto dell’adeguamento agli incrementi della speranza di vita «per raggiungere valori prossimi ai 70 anni attorno al 2050». I pensionamenti anticipati attraverso l’anzianità contributiva, deve ammettere però la Ragioneria, non varieranno più di tanto.

L’altro capitolo sul quale Monti si metterà subito al lavoro (soprattutto se sarà affiancato da Fabrizio Saccomanni), sarà quello della tassazione patrimoniale.

“L’ingresso nella moneta unica è stato largamente positivo per l’Italia ma il Paese deve giocare un ruolo molto più importante come membro fondatore dell’Ue”, ha dichiarato Monti al quotidiano britannico The Financial Times senza fare al momento commenti sulla sua possibile scelta come successore di Silvio Berlusconi alla guida del governo.

Su quali siano i compiti del nuovo esecutivo tuttavia “non esistono molte divergenze intellettuali”: consolidamento e risanamento della finanza pubblica, e “ciò che ogni Paese amerebbe sentirsi chiedere”, ovvero maggiore crescita: quest’ultima però deve arrivare “non attraverso maggiori prestiti ma tramite la rimozione degli ostacoli allo sviluppo”, “riforme strutturali che eliminino i privilegi e le rendite di tutte le categorie sociali”.

“Se l’Italia non avesse fatto parte della zona euro avremmo ora alle spalle dodici anni di inflazione, politiche meno severe, e un minor rispetto per le generazioni future: saremmo irrilevanti”, ha proseguito Monti: “L’Italia si trova nel cuore dell’Europa, politicamente e storicamente non può ignorare la propria responsabilità come membro fondatore”.

Infine, elogiando la partnership franco-tedesca in Europa Monti ha osservato come un più stretto coinvolgimento italiano sarebbe nell’interesse comune, se solo “negli ultimi anni l’Italia non si fosse completamente fatta da parte”.

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