Personalità al ricevimento di Ugo Marino, imprenditore vicino ai Condello. Il racconto del Colonnello Giardina

'ndrangheta e champagne

‘Ndrangheta e presenze “pericolose” a Taormina, al centro di una vicenda già nota e che in queste ore è stata oggetto di discussione al processo “Meta” a Reggio Calabria.

“Politici (Alberto Sarra, Enzo Caccavari, il vicesindaco di Messina e il sindaco di Locri), magistrati (nella vicendà salì alla ribalta la presenza dell’ex pm di Reggio Calabria, Santi Cutroneo), imprenditori (Lillo Foti, presidente della Reggina), ma anche membri delle forze dell’ordine e celebrità come Sabrina Ferilli.

C’era tanta gente – scrive Claudio Cordova sul quotidiano calabrese “Strill” – alla festa organizzata dall’imprenditore Ugo Marino, che il 13 maggio 2007 inaugura un negozio a Taormina. Quella cena, infatti, venne monitorata dalle telecamere del Ros di Reggio Calabria: ed è stato proprio il comandante di quel periodo, il Colonnello Valerio Giardina, che curò le indagini sulla cattura di Pasquale Condello, il “Supremo”, a riferire dell’evento nell’ambito del procedimento “Meta”.

E Ugo Marino, titolare del negozio After Fashion, ubicato sul Corso Garibaldi, sarebbe proprio un soggetto assai vicino alla cosca Condello.

Alla cena raccontata da Giardina, che si tenne presso in un lussuoso ristorante  di Taormina (ndr, la cui proprietà è comunque risultata del tutto estranea ai fatti in oggetto), oltre ai personaggi istituzionali e del jet set, partecipa anche “tutta la ‘ndrangheta dei Condello” come dice proprio Marino in una conversazione intercettata.

Marino, dunque, è indicato da almeno tre collaboratori, Iannò, Riggio e Gullì come personaggio vicino alla famiglia del “Supremo”: sarebbe stato lui, unitamente a Domenico Condello, detto “gingomma”, l’uomo incaricato di riscuotere le estorsioni degli esercizi commerciali del centralissimo Corso Garibaldi. Marino, peraltro, sarebbe anche legato da rapporti di parentela con Condello, dato che il figlio ha sposato, dopo un periodo di fidanzamento, la figlia del “Supremo”.

E’ stato lo stesso Colonnello Giardina a descrivere le intercettazioni telefoniche in cui l’imprenditore esalta la figura del boss, nei giorni successivi al suo arresto, avvenuto il 18 febbraio 2008: “Siamo a mare e saremo colpiti anche noi” dice Marino al proprio interlocutore.

L’imprenditore, peraltro, è un soggetto già noto alle forze di polizia, essendo stato indagato per droga (verrà poi assolto), condannato per un discreto numero di assegni a vuoto, e bersaglio di un agguato, in cui fu gambizzato, nel 2000, mentre si trovava in un bar. Lo stesso Marino, indagato, in seguito, per 416bis, si sarebbe rivolto a Domenico Condello, detto “gingomma”, affinché questi rimproverasse due imprenditori, Suraci e Giordano, “colpevoli” di essere stati sgarbati con la figlia.

Personaggio oscuro, Ugo Marino, al pari di Alfredo Ionetti, coinvolto nell’inchiesta “Vertice” essendo considerato il cassiere di Pasquale Condello, sulla cui figura Giardina ha dedicato parecchio spazio: “Iniziò la sua vita da fruttivendolo, ma arrivò a gestire le ricchezze di Condello” dice Giardina. Ricchezze quantificabili in parecchi miliardi, così come quelli posseduti da un altro soggetto su cui Giardina si è soffermato molto, Francesco Vazzana, proprietario di un patrimonio di circa cinque miliardi di lire, si giustificò dicendo di averne vinti due alla lotteria.

Tornando, invece, alla cena di Taormina, secondo il racconto di Giardina vi parteciparono membri delle forze dell’ordine, della magistratura, ma anche politici, come l’attuale sottosegretario regionale, Alberto Sarra. Lo stesso Sarra avrebbe detto a Marino di “passare al Comune per firmare un documento”.

L’avvocato Enzo Caccavari, invece, candidato nelle file di Forza Italia alle elezioni del 2007, avrebbe chiesto, tramite l’ex deputato Amedeo Matacena, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, l’appoggio elettorale a Marino, il quale risponderà di “aver preso altri impegni con Archi” e di poter fornire solo pochi voti di carattere familiare.

Lo stesso Marino, in una conversazione intercettata, si lamenterà di aver fornito a Matacena 1200 voti e di non aver ricevuto, in cambio l’assunzione del nipote, disoccupato. Matacena è un personaggio ricorrente nelle conversazioni, visto che si parla della sua scelta (saggia, a detta dei conversanti) di spostare il centro dei propri affari a Montecarlo, per evitare indagini della magistratura.

Marino, dunque, sarebbe stato un soggetto che sarebbe riuscito a entrare in contatti con personaggi di grande rilievo: lo stesso imprenditore parla, in alcune conversazioni intercettate, di un incontro con l’allora sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, per discutere della facciata del negozio, oggetto peraltro di una diatriba con il Comune, sfociata anche in un ricorso al Tar, a causa della mancata autorizzazione per l’inizio dei lavori. La figura di Marino è stata al centro della seconda parte della deposizione odierna di Giardina (che proseguirà il 25 novembre).

Nella prima parte, l’ufficiale dei Carabinieri si era concentrato su alcuni oggetti rinvenuti nel covo di Condello, ubicato a Pellaro: una quantità immensa di giornali ma anche libri e fotografie, relative, probabilmente al compleanno della figlia, in cui, per evitare futuri problemi, le tapparelle dell’abitazione venivano totalmente abbassate. Tranne che in un caso, in cui, il riflesso di una finestra aperta, di fronte a quella chiusa, avrebbe portato gli investigatori a individuare la zona in un’area collinare sovrastante la discoteca “Limoneto”, ubicata a Catona.

Nelle tasche di Giovanni Barillà, genero di Condello e personaggio principale della rete di fiancheggiatori, venne trovato anche un “santino”, un bigliettino elettorale, del candidato Michele Polimeni. Significativo, infine, il ritrovamento di alcuni volumi di Pagine Bianche e Pagine Gialle di Napoli: un segnale che Condello, intorno al 2005, potrebbe aver passato un periodo nella città partenopea”.

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