Quasi 3 milioni di disoccupati hanno ormai perso ogni speranza. Produzione industriale: -4,8% a settembre

disoccupazione sempre più in aumento

Lavoro, nel nostro Paese lo sognano in 5 milioni. In italia ci sono 2 milioni e 764mila persone che non cercano un impiego pur essendo disponibili a lavorare. Di queste, un milione e 64mila sono uomini e un milione e 700mila donne. Gli inattivi che cercano un impiego, ma non sono disponibili a lavorare sono 126mila (55mila uomini e 71mila donne). Si tratta dello 0,5% delle forze di lavoro (l’1% nell’Ue).

A questi si aggiungono i 2,1 milioni di disoccupati. I sottoccupati part time sono pari a 434mila unità, l’1,7% del totale delle forze di lavoro. Nell’Ue l’incidenza è pari a 3,6%. La percentuale degli inattivi che non cercano lavoro, ma sono disponibili a lavorare è passata dall’8,9% del 2004 all’11,1%. In questo periodo stabili risultano sia i sottoccupati part time che coloro che cercano lavoro, ma non sono subito disponibili. Il 42% (circa 1,2 milioni di persone) degli individui classificati tra gli inattivi che non cercano lavoro, ma sono disponibili, è infine convinto di non potere trovare un impiego perché scoraggiato.

La produzione industriale a settembre è calata del 4,8% rispetto ad agosto (dato destagionalizzato) e del 2,7% su base annua (dato corretto per effetti di calendario). Lo rileva l’Istat. Il ribasso congiunturale è il peggiore da dicembre 2008 e il tendenziale da dicembre 2009. Nel terzo trimestre, la produzione industriale è scesa dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre il dato nella media dei primi nove mesi del 2011, su base annua, risulta in crescita dell’1,3% (dato corretto per effetti di calendario). Inoltre, sempre secondo i dati raccolti dall’Istituto di statistica nel nostro Paese ci sono 2,7 milioni di persone che, pur essendo disponibili a lavorare, non cercano impiego.

Un dato “triplo” rispetto a quello medio Ue, che si aggiunge ai 2,1 milioni di disoccupati (coloro che non hanno una occupazione ma la cercano attivamente). Pesa l’effetto scoraggiamento. Nel complesso, il 42% (circa 1,2 milioni) degli individui classificati tra gli inattivi che non cercano lavoro, ma sono disponibili, è convinto di non potere trovare un impiego perché troppo giovane o troppo vecchio, di non avere le professionalità richieste o perché ritiene non esistano occasioni di impiego nel mercato del lavoro locale. Si tratta del fenomeno noto come scoraggiamento, che interessa in misura consistente sia uomini che donne, spiega l’Istat in un report concordato con Eurostat.

Produzione industriale, dato peggiore dal 2008. “Il forte calo congiunturale di settembre – spiegano i tecnici dell’Istat – arriva dopo il forte aumento registrato ad agosto”, quindi sulla negatività del dato pesa anche un effetto di confronto con un mese che ha fatto segnare un aumento del 3,9%.

Tuttavia anche il confronto con settembre 2010, registra un ribasso deciso. Infatti, spiegano sempre i tecnici dell’Istituto di statistica, si tratta del “tendenziale più negativo dall’inizio della ripresa”, ovvero dalla fine del 2009. Inoltre anche il dato congiunturale del terzo trimestre (-0,1%), mostra una “produzione che resta stagnante sul trimestre precedente”. Gli indici corretti per gli effetti di calendario (i giorni sono stati a settembre 22 come nello stesso mese del 2010) registrano, una crescita tendenziale per il solo comparto dell’energia (+6,7%).

Diminuiscono in modo significativo i beni di consumo (-7,1%) e, in misura più contenuta, i raggruppamenti dei beni intermedi (-2,5%) e dei beni strumentali (-0,2%). Nel confronto tendenziale, i settori dell’industria caratterizzati da aumenti sono: coke e petroliferi (+2%), metallo (+1,8%), energia (+7,4%), fabbricazione di macchinari e attrezzature (+3,7%). Tutti gli altri sono in calo, con le diminuzioni più ampie per industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-12,7%) e fabbricazione di prodotti chimici (-9,3%). I settori risultano tutti in calo congiunturale.

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