I riflessi della crisi romana stoppano l’alleanza tra i due partiti: salta la mozione di sfiducia contro Lombardo

Gianfranco Miccichè

Grande Sud e Pdl ai ferri corti e se non sono prive tecniche di divorzio allora poco ci manca. E così a Palermo salta la sfiducia a Lombardo

La motivazione ufficiale parla di una febbre altissima che ha colpito il capogruppo Pdl all’Ars, Innocenzo Leontini, causando l’annullamento della conferenza stampa convocata per oggi a Palazzo dei Normanni.

Gli uomini di Berlusconi avrebbero dovuto fare il punto sulla situazione politica regionale, lanciando la mozione di sfiducia nei confronti di Lombardo, ma le frenate imposte ieri da Grande Sud hanno fatto alzare la temperatura anche nella coalizione che si oppone al governatore.

Non sono piaciuti in casa Pdl i tentennamenti espressi dagli uomini di Miccichè (“Ogni azione in questo momento è prematura, dobbiamo attendere gli sviluppi della crisi romana”, sono state le parole di Carmelo Incardona), cui hanno fatto seguito anche le esternazioni di un uomo di punta del Pid, come Toto Cordaro, che si è accodato alla richiesta di “approfondimento e riflessione”.

A tutto ciò – come spiega Sicilia Informazioni – si aggiunge l’uscita di Rudy Maira, cui non è andato giù il mancato appoggio degli alleati ai propri emendamenti riguardanti la legge di sviluppo dell’agricoltura approvata da Sala d’Ercole. Per il capogruppo del Pid adesso l’alleanza “è inficiata”.

“Ben venga qualsiasi riflessione sulla mozione – spiega il deputato azzurro Fabio Mancuso – ma se siamo davanti a un ripensamento che porterà gli uomini di Miccichè ancora una volta nella coalizione che sostiene Lombardo, noi non ci stiamo”. La rabbia tra i berluscones è palpabile ma il diktat arrivato dai piani alti è quello di non forzare la mano e “non rompere” l’alleanza d’opposizione. Ben venga allora anche una febbre “provvidenziale”, che paradossalmente potrebbe contribuire a raffreddare gli animi.

Il dietrofront di Grande Sud e Pid brucia, anche perchè i contenuti della mozione erano stati scritti da Leontini ma condivisi da Miccichè in persona, tuttavia si è scelta la via soft e della moral suasion nei confronti di alleati che possono ancora risultare preziosi. Nessuno vuole sacrificare il bene della coalizione sull’altare di una sfiducia che difficilmente potrebbe andare a buon fine (i rapporti di forza all’Ars sono 60 a 30 in favore del governo), ma il Pdl non è disposto a pagare di persona un passo indietro degli alleati.

Nonostante le cautele del Pdl, però, il quadro clinico dell’opposizione peggiora con le parole di Rudy Maira, capogruppo del Pid, cui non è andato giù il comportamento degli alleati durante l’approvazione del ddl sull’agricoltura: “Prendiamo atto con rammarico che in assenza dei deputati Pid, impegnati a Roma ieri per una direzione politica, nessuno tra i colleghi dei partiti dell’opposizione regionale ha fatto propri i nostri emendamenti alla legge sull’agricoltura e la pesca che puntavano a dare concretezza ad interventi per lo sviluppo e il sostegno di questi due settori”. Maira giudica “inficiata di fatto” l’alleanza con Pdl e Grande Sud.

“Nonostante l’accordo tra tutti i gruppi per il rinvio ad oggi dell’esame del testo – prosegue -, ieri l’Aula ha lavorato con soli 12 deputati nell’esame degli emendamenti senza che nessuno dei nostri alleati chiedesse la verifica del numero legale e il rinvio di un giorno dei lavori. Non ci è stato garantito di dibattere su norme che avevamo proposto badando al contenimento dei costi”.

© Riproduzione Riservata

Commenti