Per il gup di Milano è concreto il pericolo di fuga dell’ex agente dei vip, che ha patteggiato pena per bancarotta

Lele Mora

Lele Mora deve restare in carcere. Lo ha deciso il giudice del tribunale di Milano Elisabetta Meyer che ha respinto l’istanza dei legali che ne chiedevano il trasferimento agli arresti domiciliari per ragioni di salute: Mora dall’arresto è dimagrito 30 chili. Per il giudice c’è pericolo di fuga e di reiterazione del reato.

Lunedì, Mora, difeso dagli avvocati Luca Giuliante e Nicola Avanzi, aveva patteggiato la pena per quella bancarotta. Secondo l’accusa, avrebbe sottratto circa 8,5 milioni di euro dalle casse societarie.

I difensori avevano chiesto al gup Meyer che l’impresario venisse messo ai domiciliari, perché, a loro dire, non c’erano più le esigenze cautelari dopo il patteggiamento, e soprattutto perché il talent scout “sta male” fisicamente ed “è dimagrito di oltre 30 kg”. I pm si erano opposti, richiamandosi proprio al pericolo di fuga e di reiterazione del reato, perché, secondo gli inquirenti, Mora avrebbe fatto sparire soldi all’estero. Denaro che non è mai stato trovato, malgrado le rogatorie avviate in Svizzera.

Il giudice ha depositato la sua decisione confermando il carcere, come aveva già fatto il Riesame, ma in fase di indagini, nel settembre scorso. Il gup fa riferimento nel provvedimento alla possibilità che l’agente, una volta fuori, possa fuggire o commettere altri reati dello stesso genere.

I difensori, a questo punto, faranno ricorso al Tribunale del Riesame. La difesa, come ha spiegato l’avvocato Giuliante, per sostenere la richiesta di domiciliari, aveva depositato anche una “intercettazione tra Fedele Gentile e Emilio Fede (il primo collaboratore di Mora ed entrambi indagati in un’inchiesta ‘stralcio’ per bancarotta) nella quale Fede chiedeva a Gentile “Ma Mora non può scappare?” e lui rispondeva “Non gli passa nemmeno per la testa di scappare”.

A seguito del patteggiamento a 4 anni e 3 mesi, Mora dovrà scontare in carcere (a meno di una decisione diversa da parte del Riesame) ancora 7 mesi circa prima di scendere (se si tiene conto anche della liberazione anticipata) sotto i 3 anni di pena residua che consentono di ottenere l’affidamento in prova ai servizi sociali.

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