Il Cavaliere: “volevamo ricompattare il centrodestra ma Casini ha l’accordo con la sinistra per andare al Colle”

Berlusconi "saluta"

Silvio Berlusconi si dimetterà subito dopo l’approvazione della legge di stabilità. Lo ha annunciato martedì al capo dello Stato, dopo il voto alla Camera sul rendiconto di bilancio che ha decretato lo sgretolarsi della sua maggioranza. E lo ha ribadito nel «day after» della capitolazione parlamentare in alcune interviste a giornali, radio e tv.

Il Cavaliere ha preso atto della fine della sua esperienza di governo e si è detto assolutamente convinto che essa coincida con la fine della legislatura: «Siccome non ci sono altre maggioranze possibili – ha spiegato -, vedo solo le elezioni all’inizio di febbraio». Ma all’interno del Pdl non tutti la pensano allo stesso modo ed è anzi sempre più ampia la fronda di quanti, pur tra coloro che sono stati particolarmente vicini al premier, si dicono favorevoli alla creazione di un governo alternativo in grado di gestire l’emergenza.

Tra i nomi di maggiore peso c’è l’ex ministro Claudio Scajola, accreditato come leader di un drappello di parlamentari a lui fedeli e pronti a seguirlo in ogni scelta. «Le elezioni anticipate non sono auspicabili – ha commentato a margine della presentazione di un libro durante una diretta di Corriere Tv -. Il ricorso al popolo sovrano è il massimo del rispetto che in una democrazia si deve avere. Ma è altrettanto vero che il Parlamento ha come compito quello di gestire con immediatezza le difficoltà. Considerando il calendario non si potrebbe votare prima della fine di febbraio. E restare tre mesi e mezzo senza un governo sarebbe pericolosissimo per l’Italia».

Scajola pensa ad un nuovo esecutivo «possibilmente sempre nell’ambito del centrodestra, recuperando anche quanto si è rotto (riferimento indiretto ai finiani e, al limite, a Casini, alleato nella legislatura precedente, ndr), per essere in assoluta consonanza con il voto del 2008». Per l’ex ministro lo stesso Berlusconi, in qualità di vincitore delle ultime politiche, dovrebbe avere un ruolo nella trattativa che porterà alla nascita del nuovo governo.

Sulla stessa linea il sottosegretario Gianfranco Miccichè, leader di Grande Sud: «Andare al voto adesso significa rendere più instabile e meno credibile il nostro Paese. Di fronte agli attacchi dei mercati finanziari bisogna reagire con fermezza e realizzare immediatamente le riforme che l’Europa partendo proprio da quelle che riguardano il Sud».

Concorde anche il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, punto di riferimento del partito al Nord (e negli ambienti vicini a Cl): «Andare a elezioni anticipate nelle attuali condizioni drammatiche per l’economia sarebbe un grave danno per l’Italia. Chiedo a Berlusconi di esplorare tutte le possibilità perché l’Italia possa avere dopo le sue dimissioni un governo con una maggioranza larga e forte che riporti sotto controllo la situazione economica».

Anche un altro ex ministro berlusconiano, Beppe Pisanu, dice no al ritorno anticipato alle urne. «Sono contrario, anzi contrarissimo» ha detto, aggiungendo che «serve un nuovo governo». «Se ci sono elezioni anticipate – ha aggiunto conversando con alcuni senatori – esco dal gruppo, dal Pdl, da tutto…». Quindi, estraendo un foglietto su cui c’è scritto l’andamento finanziario italiano dell’ultimo periodo, ha sottolineato:: «Questi sono numeri da default».

Un’apertura all’ipotesi di un diverso esecutivo arriva poi dal vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, anch’egli deputato del Pdl, che non esclude la formazione di un governo di emergenza nazionale «ampiamente condiviso». Lupi, parlando con i giornalisti a Montecitorio, ha spiegato: «Se la legge di stabilità venisse approvata entro il fine settimana, già lunedì possono cominciare le consultazioni e a quel punto ci sono due strade, o le elezioni o un governo ampiamente condiviso che però non può essere fatto da transfughi».

La situazione è dunque assai incerta. I mercati temono che il capo del governo stia prendendo tempo mentre le opposizioni provano ad accelerare sul ddl Stabilità. Giorgio Napolitano fa sapere che deciderà presto e il premier, intanto, è tornato ad incontrare i suoi a Palazzo Grazioli.

In vista di elezioni anticipate, al premier e al Pdl sarebbe piaciuto recuperare un rapporto con l’Udc. «Abbiamo chiesto più volte al Terzo Polo, a Pier Ferdinando Casini, ai centristi di ricostituire il centrodestra e la risposta è sempre stata negativa – ha spiegato il Cavaliere nelle interviste di giornata- . Oggi appare chiaro che ci siano degli accordi di Casini con la sinistra e quindi non credo che ci sia questa possibilità».

In mattinata Berlusconi aveva spiegato ai media la scelta delle dimissioni sottolineando che il suo è stato «un gesto di responsabilità nei confronti del Paese per evitare che la diserzione di pochi potesse danneggiare l’Italia in modo irreparabile». Il premier insomma ha agito anteponendo «l’interesse del Paese al suo e a quello del governo e della sua parte politica». L’amarezza per il voto alla Camera, comunque, resta. «Sono un ottimista per natura e speravo che al dunque il senso di responsabilità, di lealtà verso gli elettori sarebbero prevalsi – ha ammesso -. Invece, dopo Fini e i suoi 26 parlamentari che sono passati all’opposizione, altri sette parlamentari hanno fatto la stessa cosa, tradendo il mandato elettorale e in un momento come questo tradendo anche l’Italia».

In ogni caso, Berlusconi sembra certo del fatto che gli italiani non vorranno consegnare il Paese «nelle mani di un’alleanza che parte al centro e arriva fino a Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Antonio Di Pietro. Penso che sia qualcosa di indigeribile alla maggioranza degli italiani. Eppure – dice piccato il capo del governo – loro sono già convinti di avercela fatta, hanno perfino preparato i nuovi organigrammi e promesso a Casini che farà il presidente della Repubblica e lui ci spera altroché e per questo non li molla».

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