Alla convention del Terzo polo c’è Pisanu. Fini: “Premier è avulso dalla realtà”. Rutelli: “priorità via Berlusconi”

Pierferdinando Casini

C’è aria di sfiducia al Premier e l’opposizione va all’adunata. Al Salone delle Tre Fontane dell’Eur kermesse dal titolo “Con il Terzo polo per rifare l’Italia”. Presente alla convention , oltre ai tre leader del Terzo polo, PierFerdinando Casini (Udc), Gianfranco Fini (Fli) e Francesco Rutelli (Api), anche il senatore del Pdl Beppe Pisanu.

Il segretario del Pd, Bersani, intanto, preannuncia una possibile mozione di sfiducia nei confronti del governo.

Pisanu, dunque, non annuncia l’addio al Pdl, ma mette un piede in casa del Terzo Polo. «Torna a casa» gli gridano dalla platea. Lui sorride, annuisce e poi risponde: «Ci siamo capiti…». A dargli il benvenuto, prima Pier Ferdinando Casini: «Oggi è una giornata importante per il progetto del Terzo Polo». Poi Gianfranco Fini: «Sei già idealmente in questa famiglia» dice a Pisanu. La presenza del senatore Pdl è «importante», per dirla con il leader Udc, per il futuro del progetto centrista («va allargato a gli scontenti del Pd e del Pdl» suggerisce Pisanu) ma anche per l’immediato.

Casini arringa: Pdl non sia miope e autolesionista. «Oggi, a quarantotto ore dal voto del rendiconto di bilancio alla Camera, voglio fare professione di ottimismo – ha detto Casini – Non posso credere che il Pdl, unaforza di maggioranza relativa sia così miope e autolesionista da non capire che queste disponibilità del Terzo polo e del Pd a un governo di unità nazionale non possono essere fatte cadere. Non posso credere che Berlusconi voglia andare incontro a una rovinosa sconfitta elettorale, essendo additato da tutti come il responsabile di questa situazione, anche ben oltre le sue responsabilità reali. Se si andasse avanti sempre più tutte le responsabilità saranno fatte ricadere su di lui. E questo sarebbe ingiusto».

«Anche con 316 voti governo non può andare avanti». Questo il tema del giorno. «Se anche martedì sul rendiconto di bilancio il governo avesse 316 voti, pensa di andare avanti? Così non si può andare avanti – dice Casini – In un mese alla Camera avremo approvato, se martedì arriverà il via libera, solo un atto di contabilità che in genere richiedeva dieci minuti».

«Sarebbe irresponsabile fare oggi un governo che ricostruisca l’Italia e affronti sacrifici escludendo il Partito democratico – sostiene Casini – E certamente non si può fare quel governo senza la destra che ha vinto le elezioni. Ma oggi è proprio il Pdl che si vuole tirare fuori».

«Oggi si tratta di fare tutti un passo indietro per salvare l’Italia, per far fare un passo avanti all’Italia – dice il leader Udc – Siamo a uno snodo drammatico, rischiamo di seguire la strada della Grecia e davanti a questo non si può continuare a dividere gli italiani. Fermiamoci rispetto alle nostre guerre intestine e contrapposizioni. Cerchiamo di far passare scelte impopolari che sono dolorose e necessarie. Oggi non c’è più da dare ricette populiste e demagogiche, lisciando il pelo nella direzione che la gente vuole, ma da affrontare una situazione drammatica. Ciascuno proporzionalmente deve fare sacrifici, ma bisogna prendere atto che oggi l’Italia rischia di fare sacrifici inutili se non c’è credibilità. Non ci sono complotti verso l’Italia. Siamo noi che non dobbiamo consentire a nessuno di ridere sull’Italia e sugli italiani. Perché noi abbiamo la forza di difendere la dignità del nostro Paese, che non può essere ridicolizzato nelle sedi internazionali. Abbiamo un problema di credibilità finanziaria, perché il nostro governo non è ritenuto credibile e un problema di crescita del nostro Paese. C’è da fare una rivoluzione esattamente nei termini opposti rispetto a quanto ci è stato propinato in questi mesi nei quali ci è stato risposto che eravamo disfattisti. Ciascuno di noi oggi sventolando queste bandiere, potrebbe dire: noi l’avevamo detto. Ma oggi non è il momento di dirlo».

«Io non conosco governi tecnici – dice Casini – I governi sono sempre politici perché vengono varati con il voto del Parlamento, che è composto da uomini politici eletti». Il leader Udc ricorda i governi guidati da «personalità importanti che non venivano dalla politica come Ciampi, Einaudi, La Malfa. Quindi evitiamo di continuare lo stucchevole balletto sui governi tecnici e politici. Servono personalità indipendenti e serie che vengano a darci una mano perché abbiamo un’impresa comune: salvare l’Italia».

Fini: Berlusconi avulso dalla realtà, usa il pallottoliere. «Spiace constatare che Berlusconi è totalmente avulso dalla realtà – ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, alla manifestazione del Terzo Polo – Resta a palazzo Chigi con il pallottoliere alla ricerca di pecorelle da riportare all’ovile».

«Con un solo voto esecutivo vivacchia ma non governa». «Faccio un appello al presidente del Consiglio e agli uomini di buona volontà del Pdl. Si può governare appesi a un voto? – dice Fini – Comprenda il governo che non si è credibili se anche in Parlamento vince per un voto. Perché per un voto non si può continuare a governare, ma solo a vivacchiare. Se il governo dovesse avere anche un solo voto di margine, per il ripensamento all’ultimo minuto di chi sceglie, sempre per nobili motivi, come sappiamo, che accadrebbe il giorno dopo? Si può governare appesi a un voto, governare un Paese così complesso, stando sotto questo giogo della fragilità numerica e politica della maggioranza?. Quando l’Fmi e Lagarde parla di credibilità, il governo comprenda che non si è credibili se si governa per un voto. Si confermerebbe ai mercati che il Paese ha perso la rotta e non è in grado di camminare».

«Berlusconi faccia almeno un passo di lato, se non si vuol sentire dire di fare un passo indietro – incalza Fini – Visto che ama il calcio, ricordi che anche ai grandi campioni capita di finire in panchina se è l’esigenza della squadra. Ora quello che serve alla squadra Italia è un altro presidente del Consiglio».

«La priorità è che Berlusconi faccia un passo indietro – dice il leader dell’Api, Francesco Rutelli – Poi ci sia una convergenza nazionale su una personalità che dimostri all’Europa che l’Italia c’è e che la sua solidità ha strumenti per esprimersi. Su indicazione del capo dello Stato si faccia un governo che abbia la convergenza del massimo delle forze parlamentari, incluso il Pdl. Questo governo di unità nazionale dovrebbe fare nell’arco dell’anno e poco più che ci separa dalle elezioni, le riforme necessarie, ma non come un governo del ribaltone, che non sarebbe accettato e non avrebbe l’autorità per fare le cose che servono al Paese».

«Se presenteremo una mozione di sfiducia anche se passerà il rendiconto? Mi sembra evidente. Anzi, a maggior ragione lo faremo»: così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha risposto durante la trasmissione “in mezz’ora” alla domanda se si presenterà la mozione di sfiducia anche nel caso in cui martedì venga approvato il rendiconto.

«L’opposizione non starà ferma». «Stiamo discutendo in queste ore tra le forze di opposizione – dice Bersani – Ascoltiamo le perplessità e le posizioni che si muovono ai margini della maggioranza. Quanto agli strumenti, stiamo valutando se sarà una mozione di sfiducia o un’altra iniziativa. È certo che l’opposizione non starà ferma».

«No a governo Letta o Schifani». «Non vedo soluzioni di questo genere, francamente» risponde Bersani a Lucia Annunziata che gli domanda se il Pd sarebbe disposto a sostenere un governo Letta o Schifani. «No, non cambierebbe nulla. Nel caso ci fosse, sarebbe un governo di centrodestra. Ma non so con quale forza possa presentarsi al mondo e all’Europa per fare le cose che Berlusconi non è riuscito a fare fin qui. Non è un governo di questo genere che può rappresentare la ricostruzione».

«Questione fiscale – dice Bersani – che significa che paghi chi deve pagare e non i soliti; liberalizzazioni; un minimo di impulso all’economia; metter mano ai temi del welfare per troppa precarietà e trovare meccanismi flessibili per il pensionamento. E una riforma elettorale decente e decorosa. Esaurita questa fase si va a votare e si riparte con programmi nuovi.

«Fischi? Ma ieri in piazza c’erano centinaia di migliaia di persone… c’è stato solo un battibecco…» dice Bersani a proposito dei fischi di ieri a Matteo Renzi. Incalzato da Lucia Annunziata, aggiunge: «Sì, certo, è stata una cosa spiacevole. Ma vorrei ricordare che Renzi è uno del Pd e io sono anche il suo segretario. Da parte mia non c’è nessun problema. Vanno bene le discussioni, vanno bene le primarie. Anzi, vorrei ricordare che io sono l’unico segretario di partito che si basa sulle primarie. Ma vedo paginate intere di giornali su questa storia di Renzi e Bersani. Vorrei infatti osservare che ora noi ci stiamo occupando dell’Italia. Ieri abbiamo dato vita alla più grande manifestazione politica degli ultimi anni e a breve presenteremo un programma per la ricostruzione del Paese. Ecco, noi ci stiamo occupando di queste cose qui…. Vorrei solo chiedere, ma se noi fossimo quel partito che viene raccontato dai giornali, voi credete che saremmo il primo partito di opposizione? Ripeto, per me problemi zero, ma ognuno in questo momento si deve assumere le sue responsabilità. Ora dobbiamo occuparci dell’Italia. Non dei destini personali».

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