Il segretario del Pd arringa piazza San Giovanni ma nel governo Prodi c’era anche lui: dov’è il cambiamento?

Pierluigi Bersani
“Riporteremo l’Italia alla sua dignità e al suo buon nome. Berlusconi deve rispondere della vergogna cui è sottoposta l’Italia, un paese sbeffeggiato che ha perso credibilità agli occhi del mondo. Un governo, incapace e sconsiderato che ha portato l’Italia, là, dove non doveva essere. In questa piazza il PD s’impegna con un patto sociale, alla rinascita dell’Italia. Tocca al centro sinistra il compito di ridare riforme e un’etica comune al grande continente, rifare l’Italia e l’Europa“.
Così ha aperto il suo discorso Pierluigi Bersani, segretario e leader del PD in occasione della manifestazione contro il governo che si è svolta in piazza S. Giovanni a Roma.

Bersani, ha seguitato evidenziando i problemi che affliggono l’Italia: la disoccupazione giovanile, l’evasione fiscale, l’istruzione, le pensioni.

Se non conoscessimo i nostri politici, nella situazione in cui versiamo, ci lasceremmo illudere dai bei paroloni e dalla qualità di buon oratore del leader del PD. Bravissimo nel fare promesse, nel rilanciare il centro sinistra come unico partito in grado di risollevare le sorti del paese.

L’onorevole, però, non dovrebbe promettere perché tali promesse, come prassi ormai consolidata, non saranno mai mantenute.

Quando, nel governo Prodi ricopriva la carica di ministro allo sviluppo economico, cosa ha fatto per il popolo italiano? Se la memoria non ci inganna anche durante suo mandato, vi furono contestazioni e cortei contro il suo lavoro.

Anche allora il governo si rivelò incapace di far fronte alle reali esigenze del paese.

Quel che lascia perplessi è costatare come la gente nonostante i trascorsi fallimentari del PD, prima, e del PDL, dopo, si ostinano a partecipare a “comizi” fatti di frasi fatte e solite promesse. Oggi, Bersani rivolgendosi alla piazza, li ha chiamati “care democratiche e cari democratici”, ma quando i giochi saranno finiti, continuerà a considerarli tali?

Mesi fa, in una delle puntate della trasmissione “Anno zero”, alcune operaie di una nota azienda di collant, in collegamento con lo studio, per denunciare la perdita del posto di lavoro, contestarono il leader del PD presente in studio, perché, in sede di campagna elettorale aveva promesso e assicurato il suo interessamento alla vicenda; intervento mai avvenuto e dimenticato.

Eppure, nel raduno di oggi è tornato a parlare di “fiducia e verità”, due principi cardini della sua avviata campagna elettorale. Vergogna!

Vergogna, perché, dopo aver fatto parte di un governo che a suo tempo fallì clamorosamente, contribuendo anche alla disfatta totale del partito comunista, non può salire su un palco e raccontare fandonie, soprattutto in un momento come questo, dove parte dell’Italia, è travolta da un’ apocalisse.

Il PD, anziché, presentare un piano di riforme concrete come risposta alternativa al Pdl, si cimenta in inutili feste di piazza. Ci domandiamo, allora, se il “piccolo” Matteo Renzi, potrebbe essere l’alternativa che da qualche tempo cerchiamo.

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