Fuga dal Pdl: Alfano e Verdini al lavoro per fermare i dissidenti ma alla Camera non c’è più maggioranza

Silvio Berlusconi

Il tunnel stavolta è imboccato. Lo spettro è racchiuso in una data: il 29 gennaio, giorno che potrebbe addirittura coincidere con elezioni anticipate, immediate, che il Pdl sta paventando ai parlamentari di maggioranza per convincerli a sostenere ancora il governo.

Una data evocata di certo molte volte da Angelino Alfano e Denis Verdini che nelle ultime ore hanno cercato di fermare l’emorragia di deputati dal Pdl con decine di telefonate ai “dissidenti” del partito pronti a lasciare i gruppi di fronte allo stallo del governo e alla crisi economica. Il ragionamento con cui Verdini e Alfano stanno cercando di convincere i parlamentari di maggioranza è che se cadesse Berlusconi non è affatto detto che si costituisca un governo tecnico per finire la legislatura ma al contrario che si voti già a gennaio. Con altissimi rischi, visti i sondaggi, di non essere rieletti.

Di fronte alle telecamere, al termine dell’incontro della delegazione del partito con Napolitano, il segretario del Pdl ha assicurato che il governo “ha i numeri per arrivare al 2013”. Le ultime parole famose. Perché se ancora non è dato sapere quanti mal di pancia Alfano e Verdini siano riusciti a far guarire, è invece certo che la moral suasion non ha sortito gli effetti sperati su Alessio Bonciani e Ida D’Ippolito, che oggi hanno deciso di traslocare all’Udc. “E non saranno gli unici” assicura chi sta seguendo da vicino i vari movimenti e soprattutto il grande attivismo di Pier Ferdinando Casini.

Con Silvio Berlusconi impegnato nel vertice G20 di Cannes, ancora più che in passato, è toccato dunque ad Alfano e a Verdini cercare di fermare l’emorragia. Contatti frenetici già da mercoledì sera con i sei sottoscrittori della lettera-appello: telefonate e anche incontri a via dell’Umiltà. A cominciare dagli ex fedelissimi Isabella Bertolini e Giorgio Stacquadanio. Ai vertici del partito sono convinti che il dissenso possa rientrare. Perché si lavorano ai fianchi anche esponenti dell’opposizione: i radicali, ma anche – viene spiegato- deputati dell’area moderata del Pd.

Il governo sulla carta non ha più la maggioranza assoluta a Montecitorio ed è tornata a scendere, come il 14 dicembre, sotto la soglia di sicurezza di 316 deputati. Il primo test alla Camera sarà sul Rendiconto dello Stato, anche se nella maggioranza si cullano sulla convinzione che il Quirinale abbia fatto capire all’opposizione di non gradire incidenti su quel provvedimento. Piuttosto si ragiona su una possibile mozione di sfiducia.

Impegnato in Francia a cercare di recuperare credibilità con i leader internazionali, Berlusconi continua a spiegare che la strada anti-dissidenti resta solo una: se hanno il coraggio mi sfiducino in parlamento. Eppure raccontano che il pressing nei suoi confronti perché faccia un passo indietro stia diventando sempre più forte, anche da parte di alcuni ministri e famigliari. Di certo da chi ritiene che l’attuale logoramento possa compromettere il lavoro di ricostruzione del centrodestra portato avanti da Angelino Alfano.

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