Uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience mappa i legami tra le zone cerebrali povere e ricche

il cervello

Mentre parliamo, lavoriamo, litighiamo e persino quando dormiamo, senza accorgercene, ospitiamo nella nostra testa un summit del G8.

Solo che a scambiarsi informazioni non sono i paesi più ricchi del mondo, ma alcune aree del nostro cervello che i ricercatori hanno soprannominato appunto il “Club dei ricchi” . La scoperta, pubblicata sul Journal of Neuroscience, arriva da una ricerca condotta dalla Indiana University e dallo University Medical Center Utrecht in Olanda.

“Sappiamo da tempo che nel nostro cervello ci sono alcune aree più ricche di altre nel senso che sono strettamente connesse ad altre zone di questo importante organo” ha spiegato il professor Olaf Sporns del dipartimento di Scienze psicologiche e del cervello dell’Università dell’Indiana. “Ma ora abbiamo scoperto che queste zone non sono individualmente ricche: la loro forza sta nell’interconnessione che gli permette di scambiare informazioni e collaborare tra loro”.

Lo studio fa parte di un progetto più ampio che mira a mappare i complessi legami tra le varie aree cerebrali che ora i ricercatori considerano come un sistema integrato e dinamico piuttosto che un insieme di ‘zone’ scollegate tra loro. “I network sono ovunque: nella tecnologia, nei social media, nell’economia e nella biologia sistemica. Stanno assumendo un ruolo centrale in molte aree scientifiche ed il cervello umano è forse l’esempio più affascinante di un network tutto da esplorare” ha detto Sporns.

Attraverso la moderna tecnica della Diffusion tensor imaging, ultima nata della famiglia della risonanza magnetica, i ricercatori hanno esaminato i cervelli di 21 uomini e donne in buona salute e mappato tutte le loro connessioni. E’ proprio così che hanno trovato ben 12 aree fortemente connesse tra loro comprendenti il precuneus (situato nella parte posteriore del cervello e coinvolto in funzioni cognitive importanti come la memoria episodica e la coscienza), la corteccia parietale superiore e quella frontale superiore, l’ippocampo sottocorticale, il putamen (un’area connessa con la motivazione all’azione e con la gratificazione) e il talamo. Insieme, queste aree formano appunto il “Club dei ricchi”.

La maggior parte di queste aree sono impegnate in una vasta gamma di complesse operazioni comportamentali e cognitive, piuttosto che nell’elaborazione di processi più specifici come la vista e il controllo motorio. “Se le connessioni tra questa aree del cervello venissero interrotte o danneggiate” spiega Sporns “l’impatto negativo sarebbe enorme visto il ruolo centrale di questo network del cervello. Al contrario, ipotizziamo che eventuali danni in altre zone del cervello provocherebbero disturbi specifici ma avrebbero una minor influenza sul flusso di informazioni circolanti nel cervello”.

Si tratta di una scoperta che ha sorpreso gli stessi ricercatori. “Ci siamo resi conto di essere di fronte ad una sorta di summit del G8 del cervello” ha dichiarato entusiasticamente il professor Martijn van den Heuvel dello University Medical Center Utrecht. “Tutte queste aree del cervello ricevono e si scambiano continuamente ogni tipo di informazione che virtualmente arriva da tutte le altre regioni cerebrali. Riuscire a capire di cosa si discute in questo genere di summit potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella comprensione dei meccanismi di funzionamento del cervello”.

I ricercatori che stanno lavorando già da anni alla mappatura delle connessioni cerebrali sono numerosi non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa ed Asia tanto da aver dato vita al cosiddetto Connectome Human Project. Per ora i ricercatori hanno iniziato osservando il cervello di un topo utilizzando un dispositivo che consente di scansionare “fetta dopo fetta” la materia grigia sotto la lente di un potente microscopio elettronico, elaborando le immagini catturate per poi ricucirle di nuovo insieme. Il risultato sarebbe proprio una mappa della mente che potrebbe fornire una miriade di informazioni sulla funzione del cervello e rivelarsi particolarmente utile per l’esplorazione delle malattie mentali.

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