Oggi solo il 3% lo ottiene. Latitano i contratti di lavoro stabili e il credito: comprarsi la casa diventa un sogno

giovani senza lavoro

Niente lavoro, niente mutuo. Via libera a meno di uno su sei di quelli che ne fanno richiesta. Se sei giovane e meridionale voler comprare casa è esercizio di ottimismo. La realtà è un’altra e la certifica un’indagine di Mutui.it, broker immobiliare attivo sul web: negli ultimi mesi in Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia e Campania le richieste di preventivo da parte degli under 30 sono state il 18% del totale. E neanche il 3% di queste richieste è stato accolto.

D’altronde giovane e meridionale (ancora peggio se di sesso femminile) è l’identikit di chi finora ha pagato maggiormente la crisi economica e sembra ai margini del ciclo produttivo. Essere meridionale già di per sé implica lo svantaggio geografico di essere nati in regioni in cui il prodotto interno lordo cresce ancora meno rispetto alla già asfittica crescita del Paese.

Senza citare illustri pensatori che da più di un secolo s’interrogano sulla questione meridionale il risultato è che anche per comprare un’abitazione – dopo le infinite peripezie per trovare un’occupazione stabile – conta solo il cosiddetto ammortizzatore sociale della famiglia.

Se all’interno del proprio nucleo familiare c’è un immobile di proprietà oltre a quella dei propri genitori allora può far da garanzia a un giovane che intende accollarsi l’onere di un finanziamento a lungo termine. Dice infatti Alberto Genovese, amministratore delegato di Mutui.it, che «è soprattutto la mancanza di contratti di lavoro stabili e l’indisponibilità di un cointestatario o di un garante le motivazioni di questo freno alla concessione del mutuo».

Eppure il valore degli immobili al Sud è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi anni, tanto che per un giovane teoricamente è più facile comprarsi casa in una regione meridionale perché i prezzi sono più alla portata.

Ma a penalizzarli è l’andamento del potere d’acquisto, che obbliga loro a vivere spesso con meno di mille euro al mese e con contratti iper-precari. Peccato perché – come certifica anche l’indagine di Mutui.it – la richiesta media di finanziamento è di circa 133mila euro (meno della media nazionale), con una durata di circa 25 anni e per un loan to value pari al 74% dei valore dell’immobile. E soprattutto per i pochi che riescono ad accenderlo è il tasso fisso ad essere privilegiato (nel 60% dei casi), segno di un’estrema prudenza dei giovani del sud spaventati da un tasso variabile di non facile lettura sul lungo termine.

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