Verrà giustiziato il 9 novembre malgrado manchino le prove e gli è stato negato test Dna che può scagionarlo

Hank Skinner

E’ un conto alla rovescia crudele e, per molti versi, iniquo. Henry Watkins Skinner, detto Hank, texano di 47 anni, rischia di andare incontro alla sua esecuzione il prossimo 9 novembre. Questo, malgrado una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che gli ha dato ragione e, soprattutto, senza che su di lui sia stato effettuato il test del Dna, un particolare che, almeno secondo la difesa, potrebbe scagionarlo.

I fatti riguardano un brutale omicidio accaduto a Pampa, in Texas, le vittime sono la fidanzata di Skinner, Twila Busby e i suoi due figli. Durante il processo l’uomo non ha mai negato di essere in casa mentre la tragedia era in atto, ma si è sempre dichiarato del tutto innocente. La difesa ha presentato una marea di prove a discarico, ma la giuria è stata inflessibile: Hank Skinner ha ucciso tre persone quella notte dell’ultimo dell’anno del ’93 e per questo merita la morte.

Negli Stati Uniti, il dibattito è aperto: il fronte innocentista si allarga sempre di più e quelli che cominciano ad avere qualche dubbio sulla pena di morte cominciano ad essere una maggioranza neanche tanto silenziosa. Gli elementi che fanno pensare all’innocenza di Skinner, d’altra parte sono molti.

La difesa dell’uomo sostiene che la giuria sia stata manipolata attraverso l’allusione continua a prove che successivamente si sarebbero dimostrate inesistenti e che la principale testimone dell’accusa abbia rilasciato dichiarazioni giurate in cui lo scagiona e si accusa di aver testimoniato il falso sotto pressioni della polizia.

Ad ogni modo, il 9 novembre dovrebbe andare in scena comunque l’esecuzione capitale di Skinner, in un caso che ricorda molto da vicino quanto accaduto a Troy Davis il 21 settembre scorso in Georgia, condannato senza prove (se non alcune testimonianza che, comunque, sono state ritrattate più volte) per l’omicidio di un poliziotto.

Il caso Davis mobilitò le Associazioni Umanitarie e la stampa di mezzo mondo, con il Papa che addirittura si scomodò e spese parole in sua difesa. Tutte cose che, però, non l’hanno salvato dall’iniezione letale.

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