In una mostra fotografica al Festival di Roma il giusto omaggio all’attrice, a pochi giorni dal suo compleanno

Monica Vitti

Una vita sul set, 40 anni per il cinema. “Bionda, occhi verdi, labbra carnose e una capoccia grande così”. Potrebbe essere stata benissimo questa la definizione di Alberto Sordi, parlando della sua amica, sensibilissima, e partner di diversi film, Monica Vitti. O più semplicemente Monica perchè quando le donne sono così affascinati, importanti e famose le si chiama per nome.

Oggi è il tempo della Bellucci. Per sempre sarà quello della Vitti, alla quale il Centro sperimentale di cinematografia, in occasione degli 80 anni dell’attrice, dedica una mostra fotografica, «Monica e il cinema: l’avventura di una grande attrice» e un volume, «Dolce Vitti», curato da Stefano Stefanutto. «Monica e il cinema», a cura di Anna De Marchi e Antonella Felicioni, è visitabile, fino al 4 novembre nel foyer della sala Sinopoli dell’Auditorium – dove è in corso il Festival internazionale del cinema, partner dell’iniziativa – mentre il libro, verrà presentato il 3 novembre allo spazio Lancia.

Più di cento immagini, fotogrammi e foto di scena, a colori, soprattutto, e in bianco e nero, – scrive il Corriere della Sera – ripercorrono, su cinque pannelli, quarant’anni di carriera della poliedrica attrice. Si parte dal cinema di Michelangelo Antonioni, per il quale Monica ha rappresentato una vera e propria musa ispiratrice nel percorso del cinema dell’incomunicabilità del regista ferrarese. Basti pensare ai tormenti del personaggio della giovane Claudia, ne L’Avvenura, del ’60, o alla protagonista de L’eclisse, girato due anni dopo. Fino a La notte, del ’64 e ultimo viaggio artistico insieme ad Antonioni. La sensibilità di un’artista consiste anche nel capire quando occorre mollare, cominciando forse a prendersi meno sul serio. Cambiando genere, per esempio.

Se è vero che è stato Monicelli, nel film «La ragazza con la pistola», del ’68, a farla maturare in tutta la sua verve comica, non va dimenticato un altro regista, Citto Maselli, di sicuro poco incline alle crasse risate, a volere Monica per il suo «Fai in fretta ad uccidermi…ho freddo!», girato due anni prima. Procedendo nella mostra, non poteva mancare la fase internazionale della carriera della Vitti. Baratier, Losey e Bunuel («Il fantasma della libertà»), citandone alcuni, sono stati le guide dell’interprete romana. Ma si potrebbe continuare con La donna scarlatta di Jean Valère e tante altre pellicole. Così, i due registri interpretativi di Monica finiscono per fondersi alla fine nel suo periodo forse più conosciuto, nel quale diventa mattatrice fra i «colonnelli» (Sordi, Tognazzi, Manfredi e Gassman) della commedia all’italiana.

Altro momento da ricordare è quel «Dramma della gelosia». Tutti i particolari in cronaca”, del 1970, di Ettore Scola, uno dei due film proiettati all’interno della mostra. Monica è Adelaide, la fioraia del cimitero del Verano, della quale si innamora uno squattrinato muratore, Oreste (Marcello Mastroianni). E’ una pellicola che mette il naso nel quotidiano, tra le vicende di vita vissuta e fra i problemi di coppia. Come l’altro film, proiettato nel foyer della sala Sinopoli, “Scandalo segreto”, girato vent’anni dopo e diretto dalla stessa Vitti, la quale è una donna trascurata, impaurita dal possibile tradimento del marito. Un terrore esasperante, come in una lotta a due (accadeva già otto anni prima, tra lei e Sordi, in «Io so che tu sai che io so»), ma dove femme fatale, ironia allo stato puro e dramma si mescolano perfettamente. Sembra di vedere il reportage di Angelo Frontone, un omaggio alla diva che non volle mai esserlo ed ultimo pannello della mostra.

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