Romina Power va in Germania: intanto al suicidio non crede più nessuno. La ragazza non vuole esser trovata?

Ylenia Carrisi

Il caso della scomparsa di Ylenia Carrisi sembrava destinato a finire nell’oblio del triste silenzio imperturbabile, se non per il periodico sussulto di qualche pseudo-avvistamento.

Ma adesso che Romina Power andrà in Germania per lanciare un appello il 2 novembre in tv, il mistero torna d’attualità. E siamo sempre convinti di essere di fronte ad un giallo internazionale.

Non solo Romina è convinta che Ylenia sia viva da qualche parte, in fuga dalla sua precedente vita. La speranza che sembra piuttosto una certezza è che Ylenia non si sia mai suicidata: certamente non convince affatto la testimonianza dell’uomo che l’avrebbe vista buttarsi il 6 gennaio 1994 nel Mississipi.

D’altronde ci sono le testimonianze di persone attendibili che Ylenia l’hanno poi vista, sempre a New Orleans, nei giorni successivi a quel 6 gennaio.

Clamorose appaiono anche le recenti dichiarazioni di Roberto Fiasconaro, fotoreporter, autore di tre libri sulla figlia di Albano, accusato proprio dal padre di Ylenia di speculare sulla vicenda.

Albano, come si sa, si è detto convinto che la figlia sia morta per mano della droga nel cui tunnel era finito ed anche per dubbie frequentazioni come il musicista di strada Alexander Masakela. Certamente l’opinione del cantante merita il più assoluto rispetto, anche perchè il dolore di un padre che vive un dramma del genere è certamente qualcosa di terribile.

“Se Ylenia Carrisi sia viva o morta – ha detto Fiasconaro – non lo so. Questo so, però: che l’FBI assegna un numero ai casi di persone scomparse di cui si occupa. Lo fece anche per Ylenia. E quel numero viene cancellato solo se la persona viene ritrovata: viva o morta. E il numero di Ylenia è stato cancellato nel 2003”.

Fiasconaro,  come anche il giornalista Pino Scaccia del Tg1 che in un’inchiesta intervistò anche un testimone il quale affermava di aver rivisto Ylenia a Cellino San Marco, è stato accusato da Albano di essere uno “sciacallo”. E sempre Fiasconaro è stato destinatario dell’accusa di essere l’autore della “bufala” del Freizet Revue, il giornale tedesco che disse che il 7 giugno disse che Ylenia viveva in un convento in Arizona. “Che quella fosse una bufala, l’ho capito appena l’ho letto: quando c’è di mezzo un veggente, o una medium, non ci credo mai. Per questo sono rimasto senza fiato quando ho visto che Al bano mi accusava di esserne l’autore: io con quell’articolo non c’entro”, replica Fiasconaro.

“No: se sia viva non lo so. So però che Ylenia, che conobbi anche se solo superficialmente, – afferma Fiasconaro – era una ragazza solare, semplice, innamorata della vita: e non riesco a credere si sia suicidata. So che il codice dell’FBI non viene tolto per caso. E so che la versione dei fatti raccontata non corrisponde alla verità”.

“Ylenia non sparì nel pomeriggio del 4 gennaio, ma nella notte tra 3 e 4, tra la mezzanotte e l’una. Un presunto amico di Ylenia citofonò all’hotel di New Orleans dove lei dormiva, dicendo che voleva parlarle. Lei scese, in pigiama e ciabatte. Disse alla portiera, figlia dei proprietari: “Rientro subito”. E da allora non venne più vista. La versione “ufficiale” dice che lei sparì alle 12. E che alle 16.30 fu vista dal guardiano dell’acquario di New Orleans mentre si buttava nel Mississippi”.

“Al guardiano mancano 7 diottrie. E la frase che lui le avrebbe sentito dire – “Io appartengo all’acqua” – Ylenia la disse davvero, ma il 2 gennaio. Quando lo stesso guardiano la vide leggere un libro vicino alle rive del fiume, e le disse di allontanarsi. Lei lo fece, ma andandosene borbottò proprio quelle parole”.

“I tre fratelli Todaro, italiani gestori di un pub a New Orleans, videro Ylenia insieme al guru-sassofonista Masakela nel loro locale il 13 gennaio: dicono che bevvero una birra Elephant. E fu vista anche da altri testimoni credibili”.

“Forse l'”amico” che le citofonò era uno che le ha teso un tranello. Forse qualcuno che l’ha aiutata a sparire. Anche Mike Bongiorno, che conosceva Ylenia, mi disse che la ragazza aveva sempre desiderato una vita diversa, lontana da tutto”.

“Quel codice della scomparsa c’era, segno che l’FBI iniziò a indagare. Nel 2003 il codice fu tolto: e questo avviene solo se la persona scomparsa viene ritrovata. Un detective, Frank Crescentini, che è andato direttamente nella sede dell’FBI, a Quantico. Io ho chiesto conferma ma mi hanno detto che non sono affari miei”.

E’ possibile che la persona ritrovata in vita chieda che la notizia del suo ritrovamento non venga data? “Se è maggiorenne e incensurata, sì. E Ylenia era maggiorenne e incensurata. Se venisse ritrovata, potrebbe chiedere all’FBI che la sua volontà di non essere trovata da nessuno venga rispettata. A me il gossip non interessa. Qui c’è una ragazza che è scomparsa, e una versione dei fatti ufficiale che non quadra. Tutto qua”.

E’ possibile che Ylenia sia viva e che si sia fatta un’altra vita? Come detto merita il massimo il pensiero di Albano che ritiene non ci sia più niente da fare e che non serve più a nulla cercare Ylenia. Ma resta forte la speranza che la figlia di Albano e Romina sia realmente da qualche parte e che in questa storia sia ancora possibile una svolta.

Romina, che in questi anni è stata sempre cauta e non ha mai voluto sbilanciarsi ma che pure ha sempre continuato a sperare di rivedere Ylenia, ora è più determinata che mai e crede con tutta se stessa che la propria figlia è viva. Si è rifatta una vita? E’ riuscita ad uscire dal tunnel della droga? E’ ancora tra noi e se la risposta è sì, allora dove vive? Quanti interrogativi.

L’ennesimo crocevia della speranza sarà la seguitissima trasmissione dello Zdf. “È viva, da qualche parte nel mondo, lo sento — afferma Romina— e qualche spettatore forse potrà dare qualche informazione per ritrovarla”. Aktenzeichen… ungelöst, come dire dossier, casi insoluti, va in onda dal 1967, trasmesso non solo in Germania e seguito da milioni di telespettatori godendo perfino dell’appoggio e aiuto della polizia. Il 2 novembre Romina farà un appello.

“Lo so che gli esperti si sono rassegnati, anche se non ci sono prove che mia figlia si sia tolta la vita nel 1994, lanciandosi nel Mississippi, a New Orleans. Io sono buddista e presto più fede alle mie sensazioni che ai rapporti della polizia. Io so che mia figlia è viva. Dipende dal nostro karma, mio e suo, che ci obbliga ad affrontare questa prova. Solo la rassegnazione, la mancanza di fiducia, potrebbe perdere mia figlia. La mia fede la tiene in vita”.

E’ il grande cuore di una mamma ed è la speranza di tutti. Perchè una ragazza cosi bella e piena di vita non può svanire nel nulla e non può essersi consegnata in un modo talmente atroce alle gelide acque di un fiume.

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