Il sindaco di Catania costretto a rinunciare al doppio carico: al suo posto c’è il finiano e il Pdl perde il seggio

Nino Strano

Torna al Senato Nino Strano, che in aula ingozzò platealmente la mortadella per festeggiare la caduta di Prodi, Roma 24 gennaio 2008. Subentra a Raffaele Stancanelli, a cui la Consulta ha vietato il cumulo degli incarichi sindaco di Catania- senatore: solo che eletto nel Pdl Strano nella diaspora finiana è poi transitato in Fli, quindi l’opposizione a palazzo Madama guadagna un seggio.

All’epoca perfino Silvio Berlusconi giudicò “indegna” la sua successiva candidatura alle politiche del 2008, ma alle parole non seguirono i fatti e Strano spuntò comunque il quattordicesimo posto nella lista: fu il primo dei non eletti.

Questo sessantenne di lungo corso, la cui smisurata vanità è stata più volte oggetto di studi giornalistici, quando scoppiò lo scandalo Noemi – primavera 2009 – ebbe le seguenti parole dolci per il Cavaliere: “E’ come me, un goliarda, va alle feste e gli piacciono le belle donne. Penso che di veline nelle liste ce ne siano poche: io ne vorrei sempre di più” confidò a Tommaso Montesano di Libero.

Era recidivo: già nel 2006 era stato sorpreso dai fotografi mentre fischiava teatralmente il senatore Ciampi, che aveva appena votato per il governo Prodi. Finì anche dentro un’inchiesta giudiziaria per avere omaggiato in carcere a Catania un presunto mafioso del clan Santapaola, Francesco Marsiglione, (”è venuto a trovarmi mio fratello Nino”), Strano parlò di una visita “per carità umana”; ora l’inchiesta è chiusa e il neosenatore non rischierebbe il processo perché il fatto non è ritenuto penalmente rilevante.

La storia della mortadella fece rapidamente il giro del mondo, ma in Italia non c’è mai una vera sanzione, e così Nino Strano torna ad essere il senatore Strano, ricco di prebende e di 15mila euro d’indennità parlamentare, gigionando nel tempo libero amabilmente sulla sua natura dadaista.

© Riproduzione Riservata

Commenti