“Ora aspetto mi mandi un segnale per farmi capire che è ancora con me”. La famiglia pensa a una fondazione

Kate Fretti e Marco Simoncelli

“E tu cos’hai da dire?”. Erano le parole che Simoncelli diceva sempre a Kate, la sua fidanzata, immediatamente prima di prendere il via in un gp. Era un segnale, una sorta di rito. Perché da dire non c’era nulla, ma da fare sì. Kate si avvicinava al casco di Sic, e lo baciava.

“Aspettavamo che si allontanassero le telecamere”, spiega in una intervista alla Gazzetta dello Sport, “perchè una volta ci dissero che compiavamo Stoner e la moglie”. Non copiava nessuno, Sic. Non copia nessuno Kate, che era nel paddock, davanti agli schermi, mentre il suo ragazzo veniva travolto e ucciso, a Sepang, e ora lo riguarda nelle foto che ha nella sua cameretta. “Era troppo perfetto, non meritava di stare tra noi comuni mortali”, ha detto ai suoi funerali, mercoledì, parlando di Marco, le cui ceneri sono ora in un’urna che la mamma Rossella tiene nel posto della casa dove sta di più, la cucina. Nell’attesa che Aldio Drudi personalizzi l’urna, come faceva coi caschi di Sic.

“La sua anima”, dice Kate alla Gazzetta, “vive ancora”. E vive ancora il ricordo del primo incontro, nel 2006: “Ero in vacanza a Riccione con delle mie amiche di Bergamo e collaboravamo con una discoteca distribuendo gli inviti per le serate. Mi sono avvicinata a un suo amico chiedendogli: “Ci vieni al Delle Rose stasera?”. Ma rispose Marco: “Sì, se vieni anche tu””. Sono seguiti 5 anni di una storia che, per Kate, “è durata quasi tutta la mia vita”. E’ giovanissima, Kate: ha 22 anni. Era appena andata a vivere nella villetta che Sic e lei stavano ristrutturando a Coriano. Ora quella casa, e quella dei genitori di Sic, saranno il centro delle attività per ricordare Simoncelli: una fondazione, forse, con Carlo Pernat, il papà di Sic, Fausto Gresini. “Solo un progetto”, per ora. Ma quello c’è, come la volontà di intitolare il circuito di Misano proprio a Simoncelli.

Ora, però, Kate ha un desiderio. E vorrebbe che Sic la ascoltasse. “Lo so che non succederà mai come nel film Ghost, ma vorrei tanto che in qualche modo mi facesse capire che è ancora qui con me. Così, con un intercalare bergamasco, gli ho detto: “Guarda che io il segno lo sto ancora aspettando nè!”.

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