I legali chiedono revisione processo. Il nome dell’ex governatore nelle dichiarazioni del pentito Lo Verso

Totò Cuffaro

Dal carcere di Rebibbia Totò Cuffaro passa al “contrattacco” e chiede la revisione del processo. Tutto ruoterebbe intorno alla udibilità della frase («allora ragioni avia Totò Cuffaro») pronunciata in casa del boss Giuseppe Guttadauro dalla moglie Gisella Greco.

Secondo i legali dell’ex governatore siciliana tale intercettazione ambientale avrebbe avuto un ruolo importante nella condanna definitiva a sette anni di carcere dell’ex governatore.

Cuffaro sta scontando in carcere a Roma la pena inflittagli, e su questa condanna si adombrano oggi le contestazioni degli avvocati dell’ex leader siciliano dell’Udc.

I quali hanno depositato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo in cui vengono mosse diverse censure alle perizie sull’intercettazione a casa del boss.

Non solo. Gli avvocati hanno anche chiesto la revisione del processo «talpe alla Dda», che ha portato alla condanna di Cuffaro per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto d’ufficio, lamentando che l’ex esponente dell’Udc passato poi nel Pid, sarebbe stato vittima di una campagna di stampa che avrebbe influenzato la decisione dei giudici che hanno condannato il loro assistito.

Nel frattempo il nome dell’ex presidente della Regione siciliana è comparso nelle dichiarazioni del pentito Stefano Lo Verso che, nel processo a carico del generale Mori e del colonnello Obino che si sta celebrando a Palermo, viene indicato, insieme al presidente del Senato Renato Schifani, al ministro dell’Agricoltura Saverio Romano, e al senatore Marcello Dell’Utri, come personaggio politico nella mani della famiglia mafiosa di Villabate.

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