Il direttore di macchina della motonave sequestrata otto mesi fa: “minacciano di spararci tutto il giorno”

Savina Caylin in mano ai pirati

“Ho subito legature, l’incaprettamento, una bastonatura. Per ora sopravvivo ma non so quanto possiamo andare avanti. Siamo tutti il giorno seduti sotto minacce di armi”.

È il drammatico racconto di Antonio Verrecchia, direttore di macchina della “Savina Caylin”, la motonave italiana sequestrata dai pirati otto mesi fa nel mare della Somalia, l’8 febbraio 2011, nella telefonata in diretta andata in onda durante la trasmissione “Chi l’ha visto?”.

Verrecchia racconta la situazione nella quale si trova insieme con l’equipaggio dal momento del rapimento, nove mesi fa. “A bordo siamo solo io ed Eugenio Bon, gli altri tre sono ancora a terra”, racconta il direttore di macchina evidenziando che il comandante, che si trova nella boscaglia, ha raccontato di una vita “cento volte peggiore che a bordo. Dormono sulla sabbia, bevono acqua piovana, mangiano pane cotto sulla sabbia e qualche fagiolo passato dai pirati”. Verrecchia aggiunge che “i pirati sono arrabbiati perché il negoziatore della compagnia da due settimane non si fa sentire deludendo le loro aspettative”.

Nel suo racconto le pesanti difficoltà con le quali scontrarsi ogni giorno e con alcuni membri dell’equipaggio tra i quale “sono frequenti i casi di dissenteria, malattia della pelle, problemi alle articolazioni, stress, crisi da panico e insonnia”.

Nella stessa telefonata un altro dei marinai, Eugenio Bon dice che “ogni volta che si avvicinano o navi militari o un elicottero in perlustrazione per noi sono problemi grossi, prendiamo botte, violenze, insulti”.

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