Il ministro Sacconi: “apriremo subito un tavolo”. Ma i lavoratori annunciano: “pronti a scendere in piazza”

Maurizio Saccconi

E’ scontro sull’ipotesi di modificare la disciplina sui licenziamenti contenuta nella lettera inviata dal governo al consiglio europeo. Le opposizioni e i sindacati sono sul piede di guerra, mentre l’esecutivo si trova ad affrontare il caso Tremonti. «Se il Governo intendesse intervenire sulle materie del lavoro senza il consenso delle parti sociali, Cisl, Uil e Ugl saranno costrette a ricorrere a scioperi». è una nota unitaria a disegnare il fronte comune tra sindacati.

Pronto a dare battaglia anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani che parla di «inaccettabile minaccia». La Cgil annuncia che reagirà «con forza», Cisl e Uil promettono che se saranno fatte modifiche senza il consenso delle parti sociali sarà sciopero generale. «L’obiettivo è assumere, non licenziare», chiarisce il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «’Licenziamenti facili’ – spiega Sacconi – è un titolo che serve solo a spaventare una società già insicura ma che non rappresenta le misure suggerite dall’Europa ed accolte dall’Italia con altre proprie integrazioni».

Sacconi annuncia che sarà aperto «presto un tavolo di confronto con le parti sociali, che invitiamo ad approfondire il merito senza pregiudizi. I »no« – conclude – non fanno nè crescita nè occupazione. E tantomeno aiutano la stabilità». «Non abbiamo introdotto misure così negative come in Grecia, dove ricordo che ci sono state misure come il licenziamento di un numero importante di impiegati pubblici, la diminuzione del 25 per cento degli stipendi», afferma Silvio Berlusconi rivendicando la differenza tra le decisioni in cantiere per i dipendenti pubblici e quelle viste a Atene. «Nulla di tutto questo. Da noi – scandisce – c’è solo la mobilità, e la possibilità che degli impiegati pubblici siano messi in cassa di integrazione per periodi limitati». Bersani taglia corto: «Sono inaccettabili minacce di entrare a piè pari sul mercato del lavoro».

Mentre più in generale Fli promette che non farà sconti al premier: «Berlusconi ha scritto la lettera all’Unione Europea da solo, senza alcuna consultazione delle opposizioni. Non cerchi Berlusconi coinvolgimenti ex post, non gli faremo sconti», dichiara Carmelo Briguglio, vicecapogruppo vicario di Fli a Montecitorio.

«Norme a senso unico contro il lavoro e il modello sociale italiano sono all’interno di una lettera da libro dei sogni, incubi per la verità». Così invece la Cgil bolla la lettera annunciando che «il sindacato reagirà con la forza necessaria».

Il leader della Cisl Raffaele Bonanni promette: «Se il governo dovesse, senza il consenso delle parti sociali modificare l’assetto dei licenziamenti la Cisl andrà allo sciopero. Non siamo d’accordo a mettere mano sui licenziamenti ci sembra una provocazione mentre il Paese ha bisogno di coesione». Fa eco la Uil: «Se il Governo decidesse di modificare le norme sul lavoro, unilateralmente, saremmo costretti a promuovere uno sciopero generale», si legge nella nota della segreteria nazionale.

Infine oggi il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso ha sollecitato l’attuazione delle misure promesse dal nostro Paese: L’Italia ha presentato il suo «forte impegno ad avviare ulteriori riforme strutturali»: ha ribadito anche oggi, davanti al Parlamento europeo in seduta plenaria a Strasburgo, l’accoglienza positiva di tale impegno, sottolineando che «ora è imperativo che l’Italia attui pienamente questi impegni, seguendo un calendario chiaro e coerente».

Le opposizioni, invece di ripetere la solita cantilena per chiedere le mie dimissioni, avrebbero tutto da guadagnare sul piano della credibilità se si confrontassero sul merito dei provvedimenti e decidessero, una volta buona, di comportarsi con senso di responsabilità» ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi intervistato dal Tg 1. «Noi vogliamo soltanto creare un
mercato del lavoro più efficiente, più moderno e soprattutto aperto alle donne e ai giovani – sottolinea il premier – questo era e resta il nostro impegno per il mondo del lavoro».

Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia ha definito la lettera inviata all’Ue dal premier Silvio Berlusconi come «un passo nella giusta direzione». «Dal Governo – ha aggiunto – arrivano impegni chiari, una chiara road map per le riforme».

Per Marcegaglia, nel vertice svoltosi a Bruxelles tutta l’Europa «ha fatto un primo passo nella giusta direzione». «Ieri – ha affermato la presidente di Confindustria a New York per ritirare il Gei Award 2011 – a Bruxelles è successo qualcosa di molto importante, a livello europeo ma anche per l’Italia. Le decisioni prese dai capi di Stato europei sono fondamentali, perchè senza di esse la situazione dell’euro sarebbe diventata davvero pericolosa.

Anche se queste decisioni – ha aggiunto – sarebbero potute arrivare già cinque-sei mesi fa». «Anche l’Italia – ha continuato Marcegaglia – ha fatto passi avanti nella giusta direzione, per cercare di risolvere i suoi grandi problemi che sono soprattutto l’elevato debito pubblico e una capacità molto bassa di crescere. Per questo abbiamo assoluto bisogno di riforme strutturali con le quali l’Italia deve recuperare credibilità».

«Berlusconi – ha quindi sottolineato le leader degli industriali – ha scritto una lettera che considero molto positiva, perchè il governo ha preso degli impegni chiari, prevedendo riforme importanti e scadenze precise. Si tratta di una chiara road map, e sono sicura che questi impegni saranno portati avanti».

Marcegaglia ha quindi auspicato un ruolo forte della Commissione Europea nel controllare il rispetto di questi impegni, anche se – ha aggiunto – «non mi piace sentir parlare di commissariamento. Il Paese è ancora forte – ha concluso – ed in grado di fare tutte le necessarie riforme per creare crescita e occupazione

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=e4BtRd14bjM[/youtube]

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=lavsYKWvu68[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti