Un addetto del 118: “metodo usato per spostare Marco è stato inadeguato e lesivo”. Un’ immagine è la conferma

Simoncelli scaraventato giù dalla barella

Non si attenua il dolore collettivo e lo sconcerto sincero non solo in Italia ma anche all’estero per la morte di Marco Simoncelli. Eppure nella drammatica fine del pilota di Coriano c’è spazio anche per le immancabili polemiche.

Avremmo fatto volentieri a meno di proporvi una cronaca spesso tipica di chi non si rassegna ad accettare quanto già scritto dal destino: ma c’è un’immagine che si insinua come un tarlo nelle nostre menti e scorre amara negli occhi per l’assurdità di una vita moribonda trattata quasi come una pezza vecchia.

Probabilmente sarebbe finita come poi è andata, tuttavia qualche dubbio è lecito averlo nel vedere la foto che vi mostriamo qui in alto.

Un’istantanea da sola, più di tutte le immagini andate in onda a Sepang, mettono sotto accusa i soccorsi. I fatti sembrano rivelare un protocollo inadeguato. 

Simoncelli sta già andando incontro alla morte ma dopo essere stato messo sulla barella (e già qui secondo un addetto del 118 è stato commesso un grave errore) cade perchè uno dei soccorritori inciampa.

Proviamo per un momento ad immaginare cosa possa significare anche un altro minimo trauma per chi è ormai in condizioni disperate.

Ecco a tal proposito una significativa lettera inviata da un esperto, l’addetto del 118 Fabio Venturi, a “Repubblica”.

“In questa terribile giornata per lo sport, volevo portare la vostra attenzione su un particolare in una foto che ho allegato che prova quello che sto per dire. Sono un soccorritore del 118, con attestato di 2° livello da circa 25 anni.

Ho notato che Marco viene trasportato su una barella a “cucchiaia”, da alcuni soccorritori, in maniera non adeguata. Innanzitutto, in un incidente del genere, l’autoambulanza doveva entrare in pista e Marco doveva essere assistito secondo il protocollo: il medico valutava la condizione e andava spostato con tutte le cure del caso. Con questo intendo che doveva essere applicato il collare, adagiato su una barella “spinale”, immobilizzato con i “cunei” in dotazione e “ragnato”( mi scuso per chi non capisce quest’ultimo termine) dopo andava caricato sulla barella e di conseguenza sull’ambulanza.

Non voglio dire che questo gli avrebbe salvato la vita, non ho la presunzione ne l’autorità per farlo…è probabile che con le lesioni che aveva riportato ogni accorgimento era inutile, comunque ripeto, non sono io a doverlo giudicare, quello che posso affermare con sicurezza è che il metodo che è stato usato per spostare Marco è inadeguato e lesivo. Personalmente non porterei nemmeno un sacco di patate a quel modo.

Sarebbe opportuno che l’organizzazione dei soccorsi nelle corse fosse un attimo riguardata.
Con questo non voglio alimentare inutili polemiche, ma far riflettere per il futuro che non vengano commessi simili errori. Un soccorso fatto ad un traumatizzato in quel modo, può aggravare gravemente le condizioni fisiche procurandogli la paralisi o perfino la morte”.

Un giovane di 24 anni non c’è più: il resto ha poco senso. Dicono che i grandi ragazzi muoiono come piccoli bambini. Sui loro tricicli tecnologici che hanno due ruote e fanno un rumore che non è un carillon. Disarcionati in maniera crudele. Marco, Marchino, Sic, così lo chiamavano gli amici è rimasto sdraiato sulla pista di Sepang a faccia in giù.

Come se ci si volesse aggrappare o chiedere pietà: il braccio destro in alto, la gamba sinistra un po’ piegata. Senza conoscenza. Proprio lui che in sella si sentiva un po’ goffo. Marco che non voleva mai perdere, che rischiava fino all’ultima curva, 1 metro e 91 di irruenza. Il corpo immobile, i riccioli fermi, il casco numero 58 che si sgretola e rotola, il cinturino spezzato come la vita. Frattura delle vertebre cervicali, segno di una gomma sul collo, cuore che va in choc, ferite alla testa e al torace.

Così muore un pilota di Motogp: investito, schiacciato, travolto dagli altri, dai fratelli di sport, dal compagno più amato, in una domenica mattina in cui il resto del mondo dorme.

Era l’erede di Rossi e non si offenda nessuno se anzi ci sembrava decisamente anche più simpatico. Quella maledetta pista di Sepang si porta via uno come noi, come tanti. Era il ragazzo che quando si toglieva il casco aveva i capelli arruffati e sudati. E’ morto senza casco, slacciato da un colpo involontario di quello che per lui era più di un fratello. Cinica fatalità di un atroce destino che a volte sa essere spietato oltre ogni limite umano.

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