Forza del Sud-Terzo Polo: sancito l’addio a una possibile intesa: ora c’è il Pdl di Alfano sulla strada di Gianfranco

Gianfranco Miccichè

Gianfranco Miccichè abbandona l’opzione delle geometrie variabili? Sembra proprio di sì. Stipulando un patto politico con il Pid di Saverio Romano a Palermo ha messo una pietra sopra a tutto il resto. Il Pid è la controparte dell’Udc, che nel Terzo polo è l’azionista di maggioranza.

E siccome – spiega Sicilia Informazioni – ha già escluso ogni dialogo con il Mpa a meno che non si liberi del Pd, eventualità assai remota nell’attuale contesto, il leader di Forza del Sud, pardon: Grande Sud, si è chiuso nel perimetro del centrodestra con le conseguenze che questa scelta comporta.

Miccichè rinuncia alla deterrenza che Forza del Sud possiede nello scacchiere siciliano se mantiene un ruolo di terzietà che gli permetta di sedere al tavolo del centro oltre che del centrodestra (scartiamo l’impossibile, il centrosinistra, naturalmente). La qualcosa significa che ha addirittura scavalcato Alfano in quanto ad ortodossia, perché a Roma la ricerca di un patto con Casini è ancora perseguita nonostante la nota posizione del leader del terzo polo.

Anche a Roma, invero, il Pdl imbarca (anzi, premia) il Pid di Romano, ma in Sicilia il contesto è più duttile, specie alla vigilia delle amministrative, consultazioni che hanno visto proprio di recente l’Udc optare per il centrodestra.

L’Udc in Sicilia non può farlo, perché è qui, non in Molise, che si è consumata la scissione dell’Udc, ed è qui che il partito di Casini ha rischiato grosso. Le conseguenze della scissione sono state affrontate con grande determinazione da Gianpiero D’Alia e i suoi. A parte le polemiche, peraltro recenti, con Lombardo sulla sanità, e la richiesta, perentoria ma non troppo, del Terzo polo di avere notizie sulla collocazione del Mpa, l’Udc ha tenuto la barra dritta ed è apparso un partito solido senza sbandieramenti né ambiguità.

I fatti peraltro si sono incaricati di dare una risposta sulla collocazione di Lombardo, che ha ribadito il suo interesse a mantenere in piedi l’alleanza. Rimane il governo politico, il tema più “caldo” fra il governatore e l’Udc, ma anche qui, il contesto è tale da consigliare cautela, dal momento che il Pd, a lungo “votato” al governo politico, ha dovuto fare dei passi indietro a causa del dissenso interno e della posizione della segreteria nazionale, attenta ad evitare strappi nell’Isola.

I pezzi della scacchiere sono sotto gli occhi di tutti, chi sbaglia una mossa oggi, potrebbe pagarla negli appuntamenti elettorali (amministrative, regionali e politiche).

La candidatura autonoma che Pid e Fds annunciano di volere indicare alle amministrative di Palermo ha il merito di semplificare il quadro politico. Miccichè, ora, deve combattere la sua battaglia per Palazzo d’Orleans con Alfano all’interno del centrodestra, prima ancora che con gli avversari in campagna elettorale. In caso di rifiuto del segretario la sua discesa in campo solitaria avrebbe modestissime chance di successo.

C’è, tuttavia, un’altra opportunità a portata di mano, la mozione di sfiducia al governo Lombardo, già “scodellata” da Innocenzo Leontini su input di Angelino Alfano. Il capogruppo del Pdl vorrebbe naturalmente che fosse sottoscritta anche dagli alleati, Pid e Fds. Fino a qualche giorno fa la firma non era arrivata.

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