Il Senatur avverte Berlusconi: “tratto su tutto ma non su quelle”. Letta premier? Non faremo governi tecnici”

Umberto Bossi

Sulle pensioni il governo “rischia la crisi”. E’ Umberto Bossi far capire esplicitamente la gravità della situazione nella maggioranza mentre a Palazzo Grazioli Silvio Berlusconi ha riunito l’ennesimo vertice di emergenza per trovare un accordo con la Lega sulla riforma delle pensioni, chiesta categoricamente dall’Europa.

“Pensione a 67 anni non è possibile, la gente ci ammazza, e anche i 40 anni di contributi non vanno toccati”, ha detto Bossi precisando che non vedrà Berlusconi oggi ma che attenderà le proposte che gli saranno sottoposte. Trovare un accordo a questo punto, ha detto a chiare lettere il ministro per le Riforme, “è difficile, molto difficile”. E a chi ha domandato se sia concreta l’ipotesi di un governo transitorio guidato da Gianni Letta, ipotizzato da diversi quotidiani, il leader del Carroccio ha risposto secco: “Non facciamo governi tecnici”. I tempi sono però molto stretti perché Berlusconi dovrà presentare domani a Bruxelles il suo calendario di riforme per far ripartire l’economia, come chiesto dai leader dell’Ue.

Nella residenza romana del premier sono arrivati questa mattina i ministri della Lega Nord Roberto Maroni e Roberto Calderoli, il segretario del Pdl Angelino Alfano e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. E’ il terzo vertice in poche ore dopo il Consiglio dei Ministri straordinario di ieri e la cena ristretta a Palazzo Chigi da cui però il premier ne è uscito con un nulla di fatto. “Tratto su tutto ma non sulle pensioni”, avrebbe detto Bossi agli altri ministri.

I lavoratori hanno già pagato il prezzo della crisi, la riforma delle pensioni è già stata fatta, la soluzione va trovata altrove. E’ questa la linea leghista, secondo cui un’ulteriore stretta sulle pensioni non risolverebbe i problemi dei conti pubblici ma avrebbe il solo effetto di alzare pericolosamente il livello della tensione sociale.

Intanto Berlusconi ha risposto con una nota durissima alle pressioni di Francia e Germania, rinfacciando a Nicolas Sarkozy e Angela Merkel i problemi delle loro banche come già dal pomeriggio facevano i leghisti nei loro commenti. Di sicuro, l’eventuale accordo sulle pensioni, ragiona un dirigente leghista, può passare solo dalla certezza di garanzie politiche sul futuro.

E magari la garanzia, come suggerivano i boatos di Transatlantico, potrebbe essere il passo indietro di Berlusconi.

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