Riceveva ancora trattamenti mentre diceva di essersi già curato. Si è pentito di aver detto no all’intervento

Steve Jobs

Steve Jobs si è incontrato con il padre biologico senza saperlo. Lo afferma in un’intervista a ’60 Minutes’ Walter Isaacson, autore della biografia si Jobs che uscirà il prossimo 24 ottobre.

Dagli estratti dell’intervista emerge che Jobs ha incontrato il padre biologico senza saperlo e che riceveva trattamenti contro il cancro mentre diceva di essere stato curato.

Jobs, inoltre, ha rifiutato un’operazione chirurgica che potenzialmente gli avrebbe salvato la vita e poi se ne pentito secondo quanto afferma Isaacson. «Jobs ha detto: “Non voglio che il mio corpo venga aperto”» ha detto Isaacson.

Steve Jobs ha avuto un approccio “differente” anche nei confronti della terribile malattia che lo stava distruggendo. Gli e’ stato fatale, forse, l’aver tanto atteso prima di decidersi a fare il primo intervento, quando nel 2004 gli diagnosticarono il livello di gravità del tumore, che richiedeva un urgente operazione chirurgica, nella speranza di asportarlo tutto o in grande parte, prima che si espandesse irrimediabilmente.

Steve reagì con un rifiuto rispetto al dramma che stava vivendo, o con la convinzione di poter trovare soluzioni alternative a quella che non riusciva ad accettare, di essere aperto e in qualche modo “smembrato”.

Dunque, dopo nove mesi di suppliche di amici e familiari, i particolare della moglie, Steve si convinse ad eseguire l’intervento, ma era ormai tardi: il tumore si era esteso ad un livello non recuperabile con la chirurgia. Così Steve si interessò con la forza e la passione che lo contraddistinguono da sempre, a tutte le terapie mediche possibili e anche a quelle nuove, sperimentali, nel campo della medicina genetica.

Fece eseguire il sequenziamento del proprio DNA e di quello del proprio Tumore (solo altre 20 persone oltre lui lo hanno fatto) perchè venissero studiate le differenze con le cellule malate, che causano una sorta di errore nella sequenza. Ha investito tantissime risorse morali, fisiche ed economiche per questa battaglia, non solo per se stesso, ma anche in un’ottica futura (tipico da parte sua pensare al futuro) nell’idea di trovare la giusta strada per guarire questo genere di malattia, una malattia che non lascia scampo, come il tumore al pancreas.

Era convinto di poter essere il primo a batterla o l’ultimo a morirne. Chissà se in questo modo, Steve Jobs sara’ riuscito a dare l’ennesimo (enorme) contributo alla scienza. Noi ce l’auguriamo, renderebbe più accettabile la sua triste e prematura fine.

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