Il colonnello era ormai un personaggio scomodo per le grandi potenze: le sue verità più esplosive di Wikileaks

Muammar Gheddafi

Tutti si chiedono perché l’ex dittatore della Libia Maummar Gheddafi sia stato giustiziato. Naturalmente chi fa questa domanda sa la risposta, ma deve formularla in una forma piú “istituzionale”, allora leggiamo sulle inchieste Onu, sulla richiesta di “trasparenza” da parte degli Usa, sulle proteste della Russia per le “violazioni della Convenzione di Ginevra” (che a volte fa comodo anche alla Russia) e Amnesty International che ha chiesto un’indagine.

La comunitá internazionale avrebbe preferito un Gheddafi vivo davanti ad un tribunale internazionale a rispondere di accuse di crimini contro l’umanitá. Ma un Gheddafi vivo sarebbe stato un problema per molti Paesi, inclusi Gran Bretagna, Germania, Usa e specialmente l’Italia. Le cose che avrebbe potuto raccontare Gheddafi ai giudici sarebbero state piú esplosive di Wikileaks, pertanto meglio un Gheddafi morto che come testimone.

Gheddafi non piaceva a nessuno, nemmeno alle reclute del “bunga-bunga”, pratica poi importata in Italia dal premier Silvio Berlusconi con cui aveva societá in comune, come la francese Quinta Communications.

Si stima che fossero oltre 100 le societá italiane in business con la Libia di Gheddafi; il dittatore aveva numerosi investimenti in Italia, inclusa l’Eni (1%), la Juventus (7,5%), Unicredit (7,2%). Finmeccanica (2%), Fiat (2%) e cosi via, senza trascurare Mediobanca.

La Grand Bretagna faceva business con Gheddafi ed aspirava a farne di piú con le armi e petrolio (ecco il rilascio da parte della Gb dell’autore libico dell’abbattimento dell’aereo Pan Am a Lockerbie). Quando era premier brittannico, Tony Blair era di casa nella tendopoli beduina di Gheddafi a Tripoli (tenda posta dentro un lussuoso edificio-bunker) e, secondo il “Sunday Telegraph”, Blair faceva affari con Gheddafi per conto della J.P. Morgan.

Le mire della Germania sulla Libia erano note (infatti questa non ha partecipato attivamente all’azione militare), specialmente per la fornitura di armi leggere e licenze per gas e petrolio per le sue Rwe-Dea e Wintershall.

Anche la Francia di Nicolas Sarkozy aveva accolto a braccia aperte Gheddafi, specialmente per la firma di un contratto di 10 miliardi di dollari per la fornitura di un impianto nucleare di desalinizzazione, armi, Airbus civili ed aerei militari Rafale. Questi ultimi non avevano trovato acquirenti in altre parti del mondo.

Ora che Gheddafi é stato per sempre zittito, all’opinione pubblica verrá riconfermato che “business is business” non importa come e quando. Le notizie compromettenti usciranno con il contagocce, fino a quando qualcuno le raccoglierá per farne un libro che sará solamente la punta dell’iceberg dei “Gaddafi Affairs”.

Giá da ora i depistatori che rappresentano interessi particolari sono entrati in azione per dipingere un Gheddafi eroe e/o martire. La piú gettonata é la glorificazione del fatto che non si sia rifugiato all’estero, bensí sia rimasto in Libia.

Naturalmente non viene detto che cosí facendo ha egoisticamente e irresponsabilmente prolungato la guerra civile causando migliaia di morti in piú tra il suo popolo.

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