Stralci di biografia descrivono l’uomo che ha cambiato milioni di vite: il rivoluzionario della “porta accanto”

Steve Jobs

“Steve Jobs”. Così, semplicemente, si intitola la biografia ufficiale dell’uomo in girocollo nero in uscita lunedì negli negli Stati Uniti a firma di Walter Isaacson.

Molte le anticipazioni date dallo stesso autore e uscite sui giornali. A seguire alcuni passaggi ripresi dalle agenzie di stampa, dalla guerra a Google alla tv di Apple, passando per il rapporto difficile tra Steve J e le donne.

Steve Jobs si pentì di non essersi sottoposto subito a un intervento chirurgico e di aver preferito trattamenti medici alternativi per curare il suo cancro al pancreas.

“Non volevo che il mio corpo venisse aperto – ha raccontato al suo biografo ufficiale, Walter Isaacson – non volevo in nessun modo essere violato”. Jobs fece passare nove mesi prima di sottoporsi all’operazione chirurgica, nonostante le pressioni di familiari e amici, ha precisato Isaacson in un’intervista alla Cbs trasmessa domenica. Jobs fece sapere nell’agosto 2004 di essersi sottoposto all’intervento per rimuovere il tumore, che gli era stato diagnosticato alla fine del 2003.

“Cercò di curarlo con una dieta, andò da una guida spirituale, ricorse al macrobiotico e non si fece operare – ha raccontato il biografo – voleva parlarne, di quanto si fosse pentito. Credo sapesse che avrebbe dovuto operarsi prima”.

Le parole del biografo sembrano così confermare quanto sostenuto nelle scorse settimane da un oncologo di Harvard, Ramzi Amri, secondo cui il co-fondatore di Apple sarebbe ancora vivo se non avesse rifiutato le cure mediche tradizionali, perché la sua forma tumorale raramente porta alla morte. “Appare legittimo supporre – ha scritto il medico sul forum Quora – che la scelta di Jobs per le cure mediche alternative lo abbia condotto a una morte prematura”.

“Distruggerò Android perché è un prodotto rubato. Farò una guerra termonucleare su questo”. Gli stralci riportati da molti giornali non spiegano il perché Apple abbia avviato azioni legali nei confronti dei produttori di smartphone con Android e non nei confronti di Google. L’ex amministratore delegato di Mountain View, EricSchimdt, è stato per diverso tempo nel consiglio di amministrazione di Apple. In un incontro a Palo Alto fra Jobs e Schmidt, Jobs gli ha detto che non avrebbe accettato soldi per ritirare le azioni legali, neanche 5 miliardi di dollari.

Steve Jobs ha avuto rapporti difficili con le compagne della sua vita. Secondo la biografia autorizzata, Jobs prima di sposarsi ha convissuto con Tina Redse, che lo ha lasciato dopo la proposta di matrimonio. E con il fondatore di Microsoft, Bill Gates, Jobs scherzava sui loro rapporti con le rispettive consorti: Laurene, la moglie del co-fondatore di Apple, è riuscita a mantenere Jobs “semi-sano” – ricostruisce Gates nel libro – così come Melinda Gates è riuscita a mantenere Bill Gates “semi-sano”. Nel 1985 Jobs si era fidanzato con la consulente informatica, Tina Redse, con la quale fra tira e molla ha convissuto per anni. Nel 1989 – riporta la biografia – Jobs le aveva chiesto di sposarlo ma lei ha rifiutato, dicendo agli amici: “Mi farebbe diventare matta”. Jobs ha poi incontrato una ex trader di Goldman, Lauren Powell, della quale si è innamorato e con la quale ha convissuto e che poi è diventata sua moglie, ma non senza problemi. Il 1° gennaio 1990 Jobs le ha chiesto di sposarlo e poi non ha più menzionato l’argomento per mesi. Nel settembre dello stesso anno, la donna esasperata lo ha lasciato. Il mese successivo Jobs le ha regalato un anello di fidanzamento e i due sono convolati a nozze. Lauren Powell, la moglie di Jobs, gli è stata vicina durante la malattia e ha cercato di convincerlo a operarsi invece di tentare la medicina alternativa. “Non voleva che il suo corpo fosse violato – ricostruisce Lauren Powell nella biografia -. È difficile convincere qualcuno a fare una cosa del genere. Gli dicevo che il corpo esiste per servire lo spirito”.

Steve Jobs ha scelto il nome di Apple, società da lui co-fondata, perché la mela faceva parte di una delle diete vegetariane che seguiva da adolescente. Da giovane Jobs seguì infatti diverse diete particolari, mangiando per esempio soltanto verdura o frutta. “Stavo seguendo una delle mie diete fruttariane”, ha raccontato a Isaacson, spiegando che il nome Apple gli venne in mente quando era appena tornato da una fattoria e pensò che il nome “mela” era “divertente, vivace e non intimidatorio”. Nessun accenno secondo quanto si sa al momento della venerazione di Jobs per i Beatles e dei riferimenti alla loro etichetta discografica, la Apple Records.

Dal libro risulta poi anche un Jobs dall’animo sensibile e trasparente. Si legge infatti che fu spesso trattato male da compagni di scuola e smise di andare in chiesa all’età di 13 anni, quando vide la foto di bambini malnutriti sulla copertina di Live Magazine. L’ex amministratore delegato di Apple perfezionò inoltre la capacità di fissare gli altri senza battere le palpebre (su questo strano particolare non ci sono ulteriori dettagli). Nel libro Jobs definisce infine i manager che guidarono la Apple dopo il suo allontanamento nel 1985 come “persone corrotte” dai “valori corrotti” a cui importava soltanto di fare soldi.

Senza peli sulla lingua, Steve Jobs non risparmiò a Barack Obama, le sue critiche e le sue previsioni sul futuro alla Casa Bianca: “Sarai presidente per un solo mandato”, gli predisse. Il fatto è accaduto nell’autunno del 2010, quando Jobs in un hotel dell’aeroporto di San Francisco incontrò il presidente insieme ad altri grandi imprenditori statunitensi. Nonostante Obama sia un fan della Apple (qualcuno lo ha anche soprannominato “iPresident”) il faccia a faccia tra i due non fu tra i più rilassati. Nel corso della chiacchierata Jobs pronosticò a Obama il rischio di perdere le prossime elezioni a causa delle sue politiche poco convincenti nei confronti del mondo delle imprese. Le aziende – sostenne Jobs – continuano a costruire fabbriche in Cina a causa dei “costi e dell’eccesso di regole imposte negli Stati Uniti”. La biografia racconta quanto fu difficile organizzare il meeting tra il “visionario della Silicon Valley” ed il primo cittadino degli Stati Uniti. Jobs voleva ricevere un invito personale da Obama invece che dal suo staff, e tenne duro per cinque giorni. Poi, grazie all’intercessione della moglie Lauren, accettò di incontrare lo stesso il presidente. Alle cena, organizzata dalla Casa Bianca con gli amministratori delegati di molte delle più importanti aziende americane, Jobs criticò un po’ tutto: il menu “troppo elegante ed esagerato”, il dolce al cioccolato e la lista di invitati che era diventata troppo lunga per i suoi gusti. “Non so se verrò”, disse sino all’ultimo. Ma nonostante tante critiche – rivela sempre il libro – Jobs offrì ad Obama di preparare la campagna pubblicitaria per le elezioni del 2012.

L’ultimo grande progetto di Steve Jobs era la produzione di una tv integrata Apple. Lo avrebbe confidato lo stesso fondatore della Apple a Walter Isaacson: “Voleva in ogni modo riuscire a fare per la televisione quanto gli era riuscito per i computer, i music-player e i telefoni: renderli semplici ed eleganti”, scrive Isaacson. “Vorrei creare un sistema integrato assolutamente facile da usare. Vorrei che potesse essere sincronizzato con tutti i device e con iCloud”, avrebbe detto Jobs, “eliminando così telecomandi, cavi e lettori dvd”.

[dailymotion]http://www.dailymotion.com/video/xlvlvk_steve-jobs-la-sua-storia_tech[/dailymotion]

© Riproduzione Riservata

Commenti