Dall’intimità spinta alla scoperta dell’Aids, le rivelazioni inedite di uno storico assistente della rockstar dei Queen

Freddie Mercury

Mentre una biografia inedita svela i dettagli più intimi di Freddie Mercury, la sua band storica, i Queen, viene premiata con il Global Icon Award ai prossimi Mtv Ema 2011, in programma il 6 novembre a Belfast.

“Siamo davvero onorati di ricevere questo riconoscimento. Faremo del nostro meglio per meritarcelo”, ha affermato il chitarrista Brian May, che si esibirà live con la band sul palco dell’Odyssey Arena proprio nell’anno in cui ricorre il 40esimo anniversario della formazione dei Queen, avvenuta nel 1971 a Londra. Allora formavano il gruppo Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon.

Intanto, a vent’anni dalla tragica morte di Freddie Mercury, spunta una biografia inedita destinata a suscitare scalpore. Peter Freestone, che per 12 anni è stato l’assistente del leader dei Queen, ha dato alle stampe un libro in cui ricorda la vita della rockstar, rivelando particolari finora sconosciuti, dall’ossessione per il sesso fetish alla droga, fino alla scoperta della malattia, l’Aids.

“Sono stato al suo fianco nei gay club di tutto il mondo, – ha rivelato l’uomo a Panorama – in vacanza, a casa di Michael Jackson. L’ho preso in braccio nelle stanze della sua villa di Londra”. Freestone ha parlato della passione di Freddie per gli incontri occasionali, vissuti in modo spensierato senza grandi implicazioni sentimentali.”Negli anni felici, – prosegue – quando non era impegnato a scrivere musica memorabile, Freddie si buttava sul sesso. L’amore di cui cantava apparteneva a un’altra dimensione e non so se l’abbia mai sperimentato di persona”.

E poi il racconto delle serate al Saint: “Freddie adorava il Saint, un vecchio teatro nel Lower East Side di New York trasformato in uno spettacolare nightclub per omosessuali. Riuscii a ottenere la tessera di socio onorario in modo che il suo nome non comparisse fra quello degli avventori. Il difficile fu conquistare l’armadietto. Non se ne poteva fare a meno perché, dopo avere indossato gli indumenti fetish e il necessario da mettersi sopra durante le danze, vi si riponevano i vestiti normali e la droga. Il venerdì pomeriggio andavo a casa del nostro ‘amichevole’ spacciatore di fiducia nel Lower West Side. Su un tavolo c’erano due cestini da lavoro di metallo con dentro un vasto assortimento di pastiglie e polverine, tutti etichettati con nome e prezzo. Mancava solo il carrello”.

Freestone era presente anche nel momento in cui un Mercury, ormai consumato dall’Aids, smise di prendere medicinali e morì, il 24 novembre 1991. “L’ultimo atto fu scrivere un comunicato in cui annunciava al mondo la sua malattia. Il giorno dopo non volle nemmeno vedere i giornali. Il dado era tratto e lui non aveva più niente da difendere”.

L’autodistruzione di Freddie Mercury si commenta da sola e certamente rappresenta una versione assai poco edificante della rockstar. Meglio ricordarlo per quello che ha dato e simboleggiato sul palco, dove ha emozionato intere generazioni di fans di tutto il mondo.

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