Il camaleontico mondo del credito ago della bilancia dell’economia italiana: la scalata al potere continua

il mondo delle banche

Lo scandalo dell’ex Ad di Unicredit Alessandro Profumo, fa capire come quello delle banche sia un mondo ancora piú sotterraneo di quello della criminalitá organizzata e del quale pochi ci capiscono. Basti citare i paradisi fiscali, i prodotti tossici, il riciclaggio di denaro, l’inside trading e l’usura.

Il tutto senza un effettivo controllo, nel senso che, seppur in apparenza dovrebbe esserci il controllo di organi semi-istituzionali, come si é spesso visto in effetti questo non c’é. Non solo, ma le banche rapprsentano un settore dove l’omertá é persino legalizzata. Una persona puó addirittura essere arrestata per “violazione del segreto bancario” se si permettesse di denunciare gli illeciti.

La notizia piú recente é che, secondo l’accusa dei magistrati, quando Profumo era l’amministratore delegato della banca Unicredit aveva sottratto al fisco 128 milioni di euro nel 2007 e 117 milioni di euro nel 2008. Secondo alcuni resoconti stampa, questa “frode fiscale” aveva l’Ok dell’ex studio di fiscalista del Ministro dell’Economia e Tesoro, Giulio Tremonti.

Lo studio Vitali-Romagnoli-Piccardi, che Tremonti aveva co-fondato, era il consulente di Profumo e Unicredit. Quando era ancora socio dello studio, Tremonti era considerato un esperto fiscalista al quale personaggi molto ricchi si rivolgevano per trovare, nelle pieghe delle leggi, i molti modi per pagare meno tasse, incluso l’uso di paradisi fiscali. In passato, l’ex studio di Tremonti era stato anche consulente di Fastweb, coinvolto nello scandalo del riciclaggio.

Tornando alla vicenda milanese di Unicredit, con il rinvio a giudizio di Profumo e il congelamento di 245 milioni di euro, ci si chiede dov’erano la Banca d’Italia e la Consob, enti che avrebbero dovuto controllare Unicredit.

La Banca d’Italia, chiamata anche Banca Centrale e Bankitalia, é un istituto pubblico posseduto al 94,33% da banche e assicurazioni e per il 5,67 da enti pubblici. Fra i suoi tanti ruoli, deve esercitare l’attivitá di sorveglianza sulle banche.

La Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) invece é un’autoritá indipendente la cui attivitá é rivolta alla tutela degli investitori, all’efficienza e alla trasparenza.

Ci sarebbe anche il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, ma é chiaro comunque che si tratta di enti e comitati di pura apparenza in quanto, in effetti, sono gli stessi controllati a fare da controllori. Poi, per una maggiore egemonia, le banche finanziano le agenzie di rating, ovvero enti che valutano titoli e imprese in base alla loro rischiositá.

E, se l’esempio Profumo non indicasse abbastanza lassismo e inettitudine da parte degli organi di controllo, ci si puó spostare a Roma per la vicenda di Gianfranco Lande, chiamato “il Madoff dei Parioli” (in riferimento a Bernard Mardoff che a New York ha truffato 50 miliardi di dollari) per la truffa di 300 milioni di euro a scapito di ignari (ed avidi) investitori italiani.

Per Lande si é detto che sia la Banca d’Italia che la Consob fossero a conoscenza della truffa. Probabilmente sia Bankitalia che Consob erano anche a conoscenza della frode fiscale di Unicredit, ma per questo caso con ci sono pistole fumanti.

Il bello dell’Italia é che si sa tutto di tutto, solo che le notizie escono solo quando fanno comodo a qualcuno. Infatti, si conosce il volume dell’evasione fiscale, il valore dell’economia sommersa, il capitale delle varie mafie, il traffico del riciclaggio del denaro, il tesoro dei fondi neri. Ad ogni condono si conosce addirittura l’ammontare dei ricavi per lo Stato.

Tutte queste attivitá illegali sono molto redditizie per le banche, ecco perché quasi tutte hanno delle succursali nei paradisi fiscali dove i trafficanti di vario genere depositano i loro ricavi.

Il modello di business di una banca é tanto semplice quanto remunerativo: prende prestiti dal Tesoro a basso interesse e lo presta allo stesso Stato ad interessi piú alti. Stessa cosa fa con il pubblico: raccoglie il denaro corrente ed i risparmi a basso tasso d’interesse e presta gli stessi soldi ad un tasso piú alto. Ancora piú remunerative sono le attivitá offshore che permettono ricavi stimati ad oltre il 25% sui fondi illeciti.

A volte ci scappa il morto, come successe con Roberto Calvi (morto impiccato mentre era in fuga) e Michele Sindona (morto avvelenato in prigione). Il primo, presidente del Banco Ambrosiano, era soprannominato “Il banchiere di Dio”; il secondo, presidente della Banca Privata Finanziaria e della Franklin Bank, era definito il banchiere della mafia.

Una resa dei conti non certo istigata dagli organi di controllo (che hanno sempre guardato altrove), ma ad opera degli stessi clienti di illeciti delusi nelle loro aspettative.

© Riproduzione Riservata

Commenti