La presunta cella di Emanuela nei sotterranei di una casa in via Pignatelli a Roma: è lì che è stata segregata?

Emanuela Orlandi e la sua possibile prigione

Un sotterraneo di via Pignatelli, nella zona della Gianicolense a Roma: è il punto indicato dalla superteste Sabrina Minardi – ex compagna di Enrico De Pedis – come il nascondiglio segreto di Emanuela Orlandi, la giovane cittadina vaticana rapita il 22 giugno 1983 e da allora mai più ritrovata.

Dietro ad un muro, è stato scoperto un angusto locale e un minuscolo bagno che potrebbero essere stati la cella della quindicenne. All’interno dell’immobile sono state anche disposte delle analisi sugli oggetti e su una vecchia rete per materassi recuperata nella presunta prigione: grazie alle nuove tecniche d’indagine, la scientifica ha cercato di individuare tracce biologiche e compararle con il Dna ricavabile dalla sorella di Emanuela. Sin qui però non sono arrivati riscontri.

La Orlandi sarebbe stata portata in questo immobile per volere di De Pedis, l’esponente di spicco della Banda della Magliana, assassinato in circostanza mai chiarite nel 1990.

L’appartamento era stato ristrutturato da Danilo Abbruciati, altro componente di rilievo della Banda della Magliana.  Sempre secondo quanto detto dalla Minardi sarebbe stato lo stesso Abbruciati a rivelarle che quella casa sarebbe servita a “nascondere i sequestrati”. E’ davvero così? In via Pignatelli c’era una prigione?

Le immagini del possibile nascondiglio di Emanuela Orlandi, mostrate da “Chi l’ha Visto”, sono agghiaccianti.

L’edificio di via Pignatelli, secondo la relativa piantina, si compone di due stanze. Una sopra e l’altra sotto. Nella zona superiore due letti, in quella inferiore un bagno e una cucina. Poi una porta che conduce ad un piccolo locale ricavato da un vecchio camminamento sotterraneo.

Un muro, fatto erigere nel corso di lavori, ha delimitato lo spazio abitativo. Oltre questo muro il sotterraneo e a poca distanza un vecchio cancello di ferro e poi chilometri di corridoi che arrivano sino a sotto l’ospedale “San Camillo”, intercettando un lago sotterraneo.

Nella parte inferiore dell’immobile, nel perimetro tra la porta e il muro, potrebbe essere stata detenuta la Orlandi.

Il 22 giugno 1983 la Orlandi doveva incontrare un presunto rappresentante dell’Avon, che presumibilmente era invece Renato De Pedis. Un vigile urbano è stato l’ultima persona a vedere Emanuela quel pomeriggio ed è a lui che la ragazza chiederà dove si trovasse la “sala Borromini”, luogo del misterioso appuntamento con l’uomo dell’Avon, a poche centinaia dei metri dal Senato e dal Teatro dell’Orologio.

Il vigile indicherà in seguito l’identikit dell’uomo con il quale si trovava la ragazza e la descrizione fatta portava proprio a De Pedis.

Il telefonista anonimo “Mario” dirà allora in una telefonata che il suo amico rappresentante dell’Avon abita al Teatro dell’Orologio e ha una casa nella circonvallazione Gianicolense.

Dunque il Gianicolense, la stessa zona che tanti anni più tardi Sabrina Minardi, pur senza essere a conoscenza di quella telefonata di “Mario”, riferirà come luogo nelle cui vicinanze fu segregata la Orlandi. Sono solo delle coincidenze?

“Renatino” De Pedis, esponente di punta della Banda della Magliana, è sepolto all’interno della cripta della basilica Sant’Apollinare a Roma. Di Emanuela Orlandi nessuna traccia. Il mistero continua.

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