Mistero sulla tragica fine del raìs libico: sinora versioni contrastanti sui fatti e la vera mano che lo ha giustiziato

Muammar Gheddafi

Le terribili immagini ormai trasmesse dalle tv di tutto il mondo e sul web aumentano la confusione, se non il mistero, sulla morte di Gheddafi. Si confondono i tempi, si incrociano le ricostruzioni. Insomma, un giallo anche nella morte.

Non è affatto chiara la dinamica della sua cattura. Il rais stava fuggendo dalla Sirte appena espugnata dai ribelli, diretto a Sud, su un convoglio di sette macchine formato da familiari e fedelissimi, quando è stato intercettato dagli aerei della Nato e, via terra, dai ribelli.

L’alleanza – aerei francesi, ha rivendicato Parigi, anche americani, ha precisato Washington – ha colpito alcune macchine, uccidendo il capo delle forze armate. Per evitare i colpi dei caccia, una Toyota si è improvvisamente staccata dal convoglio, seguita da un’altra macchina.

A questo punto, secondo la ricostruzione dell’ambasciatore libico a Roma Abdel Hafed Gaddur, sono entrati in azione i rivoltosi, che hanno bloccato le macchine. Qui tutto diventa più fumoso: forse Gheddafi, che si trovava nella Toyota, è riuscito a fuggire e nascondersi in alcuni tubi di cemento. Di certo quei tubi sono già diventati il simbolo della fine del rais.

I ribelli si sono fatti riprendere accanto ai tunnel, dove hanno scritto con lo spray «Qui stava Gheddafi. Allah è più grande». Nelle immagini si vede il Rais che si agita e urla, una maschera di sangue. Poi viene ripreso morto. Ma come però sia stato ucciso Gheddafi non è chiaro. Morto in battaglia o vittima di un’esecuzione sommaria? Che cosa sia però successo nei minuti precedenti e successivi a quelle immagini è un mistero.

Sembra che Gheddafi, circondato dai ribelli visibilmente eccitati per la situazione, a un certo punto provi a reagire. Viene mostrato con la faccia insanguinata mentre è spinto contro una macchina. Di sicuro è ancora vivo. Si muove, anche se visibilmente ferito. A un certo punto si vede una pistola in mano a un ribelle. È probabile che proprio quell’arma abbia sparato e ucciso il Rais ma il dettaglio è tutt’altro che chiaro.

Nell’immagine di un altro video, quando Gheddafi giace ormai morto, è ben evidente il foro di ingresso a una tempia sinistra. C i sono altre versioni. Per il giornalista libico Mahmoud al-Farjani, «Gheddafi ha combattuto fino alla fine». «Era in una casa a Sirte e ha combattuto contro i ribelli». Secondo la sua versione, il colonnello è deceduto a Sirte, colpito a morte alle gambe e al petto. «Ho visto con i miei occhi il suo cadavere», ha raccontato.

I siti Web vicini al Cnt danno anche nome e cognome del miliziano che lo avrebbe ucciso: Ahmed al-Shibani, di 18 anni, portato in trionfo dai suoi compagni con in mano la pistola personale di Gheddafi. Anche qui le notizie in circolazione sono in contrasto.

Per altre fonti, il ragazzo della foto è Mohammed, 20 anni, che sarebbe riuscito a prendere la pistola d’oro di Gheddafi, ma non sarebbe stato lui a ucciderlo. Infine un gruppo di testimoni ha raccontato alla tv al-Jazeera una versione del tutto diversa.

Avrebbero visto gli uomini del Cnt catturare Gheddafi, schiaffeggiarlo sul volto, sbeffeggiarlo e quindi sparargli a sangue freddo. Altre fonti ancora sostengono che Gheddafi non sia morto a Sirte, ma alle porte di Misurata. A Sirte il colonnello sarebbe stato ferito alle gambe e fatto prigioniero, caricato su un’auto e trasportato verso Misurata. Ma sarebbe morto per le ferite poco prima di arrivarvi.

ATTENZIONE, QUESTE IMMAGINI POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA’. SI CONSIGLIA LA VISIONE DEL FILMATO AD UN PUBBLICO ADULTO

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