Dilaga la crisi: chiusi scuole e uffici, si ferma la stampa. In Parlamento nuove misure di austerità

Grecia paralizzata dalla crisi

In Grecia inizia oggi uno sciopero generale di 48 ore: sindacati e movimenti hanno chiamato la popolazione a manifestare in quella che si prefigura come la maggior protesta sociale da diversi anni a questa parte, mentre il parlamento si prepara a votare su nuove misure di austerità destinate a impedire il default che potrebbe provocare una crisi nella zona euro.

I controllori di volo si asterranno dal lavoro per almeno 12 ore – causando problemi e ritardi al traffico internazionale – chiusi musei e scuole, hanno incrociato le braccia anche i dipendenti pubblici, gli agenti del fisco, i medici, gli insegnanti, i marinai e i tassisti. Serrande abbassate per gli uffici, i negozi di alimentari e i distributori di benzina.

Stavolta, a dire no alle misure lacrime e sangue del governo di George Papandreou, alle richieste dell’Unione europea e degli organismi internazionali per tentare un salvataggio in extremis di Atene, ci sono anche i giornalisti. Domani e giovedì, infatti, le edicole saranno deserte, i telegiornali sospesi, i siti oscurati e le radio ferme per protestare contro i tagli del personale annunciati in moltissime redazioni.

Il Paese, che funziona ormai al rallentatore da un paio di settimane per via del moltiplicarsi di rivendicazioni a livello settoriale, dovrebbe quindi restare paralizzato per due giorni interi, almeno nelle intenzioni dei due grandi sindacati del paese, l’Adedy e il Gsee (che rappresentano rispettivamente i dipendenti pubblici e quelli privati). Nel loro mirino c’è una politica destinata a “demolire il paese, annientare i salariati e disgregare la società” come recita la piattaforma della protesta.

Si tratta del quinto sciopero generale dall’inizio dell’anno, e il secondo di 48 ore dalla fine di giugno. Durante questo periodo, il parlamento greco ha preso in esame una nuova serie di misure di austerità il cui voto è atteso per domani, in vista dei vertici europei del fine settimana. Tra gli interventi più osteggiati dagli aderenti allo sciopero, l’annuncio del governo il mese scorso di nuovi pesantissimi tagli che prevederebbero per un anno la riduzione degli stipendi del 60 percento a circa 30mila impiegati statali.

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