Otto anni di spese fuori bilancio al Comune e conti fuori controllo: è l’eredità che riceverà il prossimo sindaco

Diego Cammarata

La “bellezza” di 261 milioni 226 mila 552 euro e 54 centesimi. Dal 2002 al 2010. E’ la cifra calcolata dal gruppo dell’Idv a Sala delle Lapidi, sede del consiglio comunale di Palermo, che l’amministrazione guidata dal sindaco Diego Cammarata è riuscita a totalizzare come debito fuori bilancio in otto anni di attività di governo.

Cinquecento e più miliardi di lire. A cui devono aggiungersi – come spiega Live Sicilia – i circa 30 milioni di euro, di debiti fuori bilancio, già sommati per il 2011. Una cifra abnorme ma soprattutto incontrollata.

I debiti fuori bilancio, infatti, sono assunzioni di impegno finanziario da parte del Comune senza la preventiva e necessaria previsione in bilancio. Nessun costo di gestione (personale, acquisto di beni, servizi, trasferimenti), nessuna spesa prevedibile (interessi passivi o oneri finanziari e tasse), nessuna uscita preventivamente incardinata nel bilancio preventivo.

Nessun passaggio di congruità finanziaria e nessun controllo di merito del consiglio comunale. Un bell’escamotage, quello dei debiti fuori bilancio, col sistema dell’urgenza per bypassare patti di stabilità, controlli contabili e opportunità amministrative. Anche perché il manuale del buon amministratore, prevede bene che per dare il via libera ad una delibera di impegno finanziario da parte dell’amministrazione deve garantirsi la copertura finanziaria che ovviamente non genera debiti fuori bilancio.

Il dettaglio: durante la prima sindacatura, Cammarata ha totalizzato debiti per più di 161 milioni di euro mentre dal 2007 al 2010 la cifra complessiva di debiti fuori bilancio ha sfiorato i 100 milioni di euro, incidendo complessivamente per il 32,69% sulle somme cosiddette “libere” del bilancio comunale, quelle cioè che potevano essere investite per voci di spesa concordate.

Entrando nel merito delle uscite “incontrollate”, negli ultimi tre anni presi in esame nell’analisi elaborata dagli uffici comunali dell’Idv, nel 2007 ben 15 milioni 524 mila euro sono stati iscritti come debiti fuori bilancio per “sentenze diventate esecutive”, mentre nel 2008 la stessa voce di uscite ha previsto la somma di 9 milioni 458 mila euro. Nel 2009 sono diventati quasi 13 milioni e 500 mila euro e nel 2010 addirittura 28 milioni 313 mila euro.

Cifre più contenute per far fronte ai debiti “derivanti da procedure espropriative o di occupazione di urgenza per opere di pubblica utilità”: 244 mila euro nel 2007, 2 milioni 617 mila nel 2008, un milione 460 mila nel 2009. Voci significative, invece, registra la parte dei “debiti fuori bilancio derivanti da acquisizione di veni e servizi in violazione degli obblighi del decreto legislativo 267 del 2000” ovvero il testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali: ben 10 milioni e 616 mila euro nel 2007 sono stati spesi senza controllo di congruità finanziaria e senza copertura in bilancio, appunto in violazione; 11 milioni 489 mila euro nel 2008; 2 milioni 266 mila nel 2009 e 3 milioni 338 mila euro nel 2010.

Nel 2009 inoltre, la giunta Cammarata ha fatto pesare come debito fuori bilancio per 812 mila euro anche la ricapitalizzazione di società a partecipazione pubblica. Quello delle partecipate, poi, è l’altro nodo del bilancio parallelo costituito da questa spropositata cifra fuori controllo. Giusto per fare un esempio: in una delibera del consiglio comunale (che fra il 2002 e il 2004 ha autorizzato circa 97 milioni di euro di debiti fuori bilancio, ndr) del 21 luglio scorso, i consiglieri di sala delle Lapidi (21 presenti su 50) sono stati chiamati a riconoscere un “debito fuori bilancio per il servizio di pretrattamento dei rifiuti relativo al periodo” che va dall’1 dicembre del 2010 al 20 dicembre dello stesso anno.

Venti giorni di pretrattamento alla cifra di 270 mila euro da riconoscere alla società partecipata Amia. Il dubbio è legittimo: è ipotizzabile cioè che nel contratto di servizio che affida all’Amia dal comune di Palermo la gestione del ciclo dei rifiuti sia previsto anche il pretrattamento. Perché dunque far maturare ben 270 mila euro di debito fuori bilancio adducendo come motivazione” l’aumento del corrispettivo per i servizi di pretrattamento e compostaggio”?

Tra l’altro, solo l’Amia pesa già nel bilancio di palazzo delle Aquile per 394 milioni 954 mila euro nel periodo fra il 2007 e il 2010, la cifra più alta fra quelle destinate alle società partecipate o controllate. Nello stesso periodo, fra il 2007 e il 2010, l’Amap (l’azienda acquedotti) ha incamerato dalle casse comunali 32 milioni 281 mila euro; la Gesip spa (gestione servizi impianti pubblici) è costata ai cittadini palermitani 235 milioni 495 mila euro; l’Amat (trasporti pubblici) ha portato a casa 316 milioni 669 mila euro; l’Amg Energia spa 39 milioni 885 mila euro, la Sispi spa (informatica) 44 milioni 221 mila euro. Discorso a parte per Palermo Ambiente spa, la società d’ambito, che ha incassato solo nel 2010 3 milioni 675 mila euro. In tutto nei quattro anni fra il 2007 e il 2010, le società miste o a totale capitale pubblico sono costate al Comune di Palermo 1 miliardo e 67 milioni di euro.

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