Il Governo taglia le risorse all’insegnamento pubblico e riserva una “pioggia” di contributi agli istituti privati

Mariastella Gelmini

Mentre a Bologna, Roma e Napoli i giovani protestano per l’incertezza del loro futuro e la scuola pubblica italiana naviga in cattive acque (classi pollaio, meno tutela per la disabilità, blocco degli scatti di anzianità, deroga per le nuove assunzioni al contratto collettivo, precari licenziati, ecc.), il Governo si prepara ad autorizzare la spesa di 242 milioni di euro per l’anno 2012 per le scuole non statali.

È ciò che  prevede la bozza di stabilità, anticipata dall’Ansa, e che nella giornata di domani sarà discussa dal consiglio dei ministri. Nello scorso triennio il Ministero ha vantato una fantomatica riforma che non consisteva in altro che in riduzione delle risorse al settore pubblico.  

Insomma in tagli e soprattutto nelle regioni del Sud. In compenso però nulla è stato tolto  alle scuole private, che si ritroveranno ben 242 milioni di euro.  Insomma i soldi non ci sono per il pubblico, ma per il privato sì!

Con questo non intendiamo dire che siamo a prescindere contro il settore privato o contro la scuola privata. Lungi da noi questo pensiero. Riteniamo però che prima del privato venga il pubblico. Se non ci sono i soldi per consentire il corretto funzionamento delle scuole pubbliche, nelle quali al momento  manca anche la carta igienica, e dove ai disabili non viene garantito il livello minimo di assistenza, è iniquo dirottare queste risorse su un privato che non solo non è aperto a tutti e che si mantiene con i contributi dallo stato e delle famiglie degli alunni, e che non paga neanche gli insegnanti.

Che privato è, ci domandiamo, quello che si regge sui contributi pubblici e sulle tasse dei cittadini? È vero che lo stato deve incentivare l’iniziativa privata, ma non deve togliere come invece sta accadendo soldi alla scuola pubblica per finanziare quelle private.

La scuola pubblica, anche se  nell’ultimo ventennio lo abbiamo dimenticato, è di tutti. E se per la scuola accadrà ciò che è accaduto per le ferrovie,  le nostre famiglie si ritroveranno a non poter più mandare i loro figli a scuola.

Chiunque infatti oggi prende un treno, sa che viaggiare in Italia è diventato impossibile e che costa troppo. È insomma un lusso. Se per la scuola accadrà lo stesso, finiremo per non mandare più i nostri figli a scuola.

Oggi grazie alla scuola pubblica infatti tutti, e soprattutto coloro che non hanno  i mezzi, possono studiare. Dalla scuola pubblica italiana sono venuti fuori infatti grandi statisti e grandi uomini di cultura.

Negli ultimi venti anni abbiamo commesso l’errore di credere poco nell’impostazione della nostra scuola.  Nel nostro vano tentativo di emulare il sistema anglosassone, invece di rafforzarla e migliorarla, l’abbiamo poco alla volta smantellata.

Ci siamo illusi e ci stiamo illudendo che finanziando un finto privato, che vive di contributi e di finanziamenti a pioggia, la formazione dei nostri figli sarebbe migliorata, ed invece non è stato così.

Se ne stanno a poco a poco accorgendo le famiglie italiane, che per via dei tagli sono state costrette a pagare in molti casi una rata di iscrizione più alta e hanno visto ridursi fortemente i servizi ai figli.

Se ne sono accorti i disabili, che spesso non hanno l’insegnante di sostegno. Se ne sono accorti gli alunni, che sono costretti a fare lezione in classi pollaio.  Ora stanno prendendo consapevolezza gli insegnanti che per via di normative assurde ed a volte inique  vedono limitata la loro libertà di insegnamento e soprattutto sono costretti a perdere ore importanti dietro al “didattichese” e a non dare il giusto supporto di contenuti per la formazione degli studenti.

Noi siamo convinti che se l’Italia vuole uscire dalla crisi e vuole rialzarsi,  deve avere il coraggio di investire nella cultura. E soprattutto deve avere il coraggio di investire nella scuola. In una scuola seria, aperta a tutti, e soprattutto pubblica, che consenta e valorizzi i suoi migliori talenti. Solo così per il nostro paese ci sarà ancora un futuro!

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