Esecutivo battuto sul bilancio. Tremonti e Bossi non votano, Berlusconi furioso. Fini: “è un fatto politico”

Silvio Berlusconi

L’Aula della Camera ha respinto l’articolo 1 del Ddl del rendiconto generale dello Stato 2010, nonostante la presenza massiccia del governo in Assemblea. Il presidente della commissione Bilancio, Giancarlo Giorgetti, ha subito chiesto la sospensione della seduta per la valutazione della situazione determinatasi.

Già nella votazione sulla Nota di aggiornamento al Def la maggioranza aveva prevalso con uno scarto di appena due voti. Successivamente il presidente della Camera, Fini, ha rinviato la seduta a domani.

Fini: evidenti implicazioni politiche. Fini, prima di rinviare a domani mattina l’esame del testo, ha detto che il voto dell’aula della Camera «ha evidenti implicazioni di carattere politico».

«E’ un fatto che non ha precedenti» ha detto Fini nella conferenza dei capigruppo. Poi ha stabilito di convocare la Giunta per il regolamento per decidere se, dopo la bocciatura dell’articolo 1 fosse possibile andare avanti. La giunta si riunirà domani alle 10 per decidere in merito.

Premier allibito. la votazione è finita con un 290 pari. La maggioranza richiesta era di 291 voti. Dopo il voto, al quale non ha partecipato il ministro Tremonti, apparso in aula solo successivamente, dall’opposizione si è applaudito e urlato: “Dimissioni, dimissioni!”. Inizialmente incredulo, Silvio Berlusconi ha accolto con un gesto di stizza il voto con cui è stato bocciato il primo articolo del rendiconto del bilancio dello Stato. Inizialmente, il presidente del Consiglio era allibito, quasi incredulo, ed è rimasto fermo, senza parlare con i ministri Fitto e Prestigiacomo. Qualche secondo dopo, mentre dai banchi dell’opposizione si urlava «dimissioni, dimissioni!», gli si è avvicinato il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto con cui ha scambiato qualche fugace parola. Quindi Berlusconi si è alzato e senza salutare nessuno si è diretto velocemente verso l’uscita dell’Aula. Sul suo percorso, seduto all’ultima sedia del banco del governo, c’era Giulio Tremonti. Berlusconi non lo ha degnato di uno sguardo: lo ha spostato, con un gesto che pareva di stizza, per poi uscire dall’emiciclo scuotendo dei fogli che reggeva in mano.

Riunione del governo. Il premier ha lasciato l’aula visibilmente contrariato e scuro in volto, seguito da Tremonti. I due sono stati raggiunti nelle stanze del governo a Montecitorio da altri ministri e parlamentari della maggioranza, tra cui Saverio Romano, Raffaele Fitto, Michela Brambilla, Fabrizio Cicchitto, Silvano Moffa, Denis Verdini, Maurizio Lupi.

«E’ un problema tecnico che si può risolvere» ha detto Berlusconi nell’incontro avuto con ministri ed esponenti del Pdl nella sala del governo, durante il quale il premier è rimasto per la maggior parte del tempo in silenzio. «Era imbufalito» racconta un membro del governo che vuole restare nell’anonimato. Al premier alcuni dirigenti del partito e membri del governo hanno prospettato una possibile soluzione: l’escamotage ricalcherebbe quello utilizzato nel 2003 quando un problema simile si verificò sulla legge finanziaria e la maggioranza approvò un emendamento che conteneval’intero provvedimento, ivi incluso l’articolo bocciato. Ascoltata questa tesi Berlusconi ha capito che una via d’uscita è possibile e per questo ha parlato di un «problema tecnico risolvibile». Nel corso dell’incontro alcuni hanno sottolineato la necessità che venga posta la questione di fiducia, anche per rassicurare il Quirinale sul fatto che una maggioranza che regge ancora il governo è tuttora presente in Parlamento. Riflessioni sulle quali anche Berlusconi ha concordato.

Berlusconi starebbe ora studiando una exit strategy sul rendiconto dello Stato mettendo sul piatto anche l’ipotesi di un nuovo provvedimento da presentare alla Camera e sul quale chiedere la fiducia, previa intesa con il capo dello Stato. Dopo il varo del nuovo provvedimento da parte del Cdm, sarebbe una delle ipotesi allo studio, il ddl sarebbe ripresentato in Parlamento con la richiesta di fiducia che di fatto si trasformerebbe in una fiducia sul governo. Una procedura che l’esecutivo, qualora si aprisse un varco per procedere in tal senso, intende concordare con il presidente della Repubblica per poi procedere una volta avuto l’eventuale via libera dal Colle.

Umberto Bossi non è riuscito a votare per una manciata di secondi. Dopo essersi intrattenuto per mezz’ora con i suoi nel gazebo del cortile della Camera, il Senatur si è avviato verso l’Aula quando la votazione stava cominciando, fermandosi a rispondere ai giornalisti. Quando finalmente Bossi è arrivato in Aula, il boato dell’opposizione per la sconfitta del governo lo ha sorpreso all’ingresso dell’emiciclo.

Cicchitto: verificare fiducia in Parlamento. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, afferma che il governo, dopo essere stato battuto sul rendiconto generale dello Stato, dovrà «chiedere di nuovo la fiducia» per dimostrare che si è trattato di un «incidente parlamentare e non è un segnale di problemi politici nella maggioranza». Per Cicchitto ora il governo ha due possibilità: riscrivere l’art. 1 o ritirarlo e presentarne un altro.

«E’ certo che ora si rinvia l’esame del ddl intercettazioni» ha detto Cicchitto rispondendo a chi gli chiedeva se ora, dopo che il ko del governo, è andato sotto sul Bilancio, andrà avanti invece col
testo sulle intercettazioni.

La Russa: il premier chieda la fiducia in Parlamento. «Il voto di oggi è stato determinato da assenze occasionali – dice Ignazio La Russa – e dalla bocciatura di un articolo di un provvedimento non può derivare la conseguenza che il governo non ha la maggioranza in Parlamento. Non c’è nessuna dietrologia da fare, alcuni erano assenti perchè impegnati in attività istituzionali, altri sono arrivati trafelati, un attimo in ritardo, come TremontiDeciderà il presidente del Consiglio, per me sarebbe corretto mettere subito un voto di fiducia per vedere se il governo c’è o non c’è. Solo con un voto di fiducia, ragiona il ministro della Difesa, si capirà se il governo ha la maggioranza, altrimenti le conseguenze politiche sarebbero inevitabili».

Laboccetta: Tremonti irresponsabile. «Quello del ministro Tremonti è stato un comportamento irresponsabile – dice il deputato del Pdl, Amadeo Laboccetta – Tremonti è entrato in Aula 30 secondi dopo che era già avvenuta la votazione in cui la maggioranza è andata sotto, si è seduto tra i banchi del governo. Spiegasse perché. E’ un provvedimento che porta il suo marchio».

Cirielli: Tremonti si dimetta. «Ritengo che la grave assenza del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, proprio su un voto inerente un provvedimento basilare per il suo dicastero oltre che per l’Italia, debba essere seguita dalle sue immediate dimissioni – dice Edmondo Cirielli, presidente della IV Commissione Difesa della Camera – Credo che in tutti gli altri Paesi del mondo, a tale risultato sarebbero seguite le dimissioni immediate del ministro competente e per giunta assente. Gli ho urlato di dimettersi già in Aula per tale episodio, ma è ovvio che a lui addebito anche il disastro che, con i suoi tagli, sta creando nel comparto Difesa e Sicurezza, proprio a danno di chi, quando serve, la Patria la difende invece di disonorarla come ha fatto lui oggi con la sua assenza».

Verdini: un incidente grave, ma nessun dato politico. «E’ un incidente puro, vero e reale, grave. Ma non porta con sé alcun dato politico» dice il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, tentando di spegnere polemiche e minimizzare le dietrologie. Tabulati alla mano e dopo un consulto con alcuni deputati di maggioranza, fornisce la propria lettura “aritmetica” del voto. «Alla prima votazione – dice – c’erano 287 deputati nostri e 285 loro. Alla seconda votazione (quella dell’art. 1, ndr) si sono aggiunti 7 nostri deputati e 5 loro, ma quattro dei nostri – Bossi, Cossiga, Gianni e Testoni – non hanno fatto a tempo a votare. Se in questo ci leggete un fatto politico…». Nessuna lettura politica Verdini vede anche per il non voto di Scajola o di Tremonti. Il primo, racconta il coordinatore del Pdl, «era stato da Berlusconi a Palazzo Grazioli ed è arrivato quando la votazione si era appena chiusa. Tremonti non ha fatto semplicemente a tempo a raggiungere il banco del governo per votare. Lo voleva fare, si vedeva…». Proprio per questo, aggiunge Verdini «questa incazzatura nei suoi confronti è di chi non guarda ai fatti come si sono svolti».

Responsabili: assenze casuali, nessun malumore. «Le nostre assenze di oggi erano del tutto casuali. C’era chi stava facendo campagna elettorale in Molise, chi è arrivato in ritardo, ma non c’è alcun malumore di natura politica»: è quanto assicura il segretario di “Noi Sud” Arturo Iannaccone che sintetizza così la riunione degli ex-Responsabili (Popolo e Territorio) svoltasi a Montecitorio.

Bersani: il governo non c’è più, vada al Quirinale. «Un governo bocciato sul consuntivo non può fare l’assestamento di bilancio, e senza assestamento il governo non c’è più – dice il leader del Pd, Pier Luigi Bersani – Mi aspetto che Berlusconi ora si convinca ad andare al Quirinale. Noi dell’opposizione oggi siamo stati molto abili, se guardate l’andamento delle votazioni. Loro hanno dei problemi, e se Berlusconi è arrivato in Aula è perché ha sottovalutato i suoi, dimostrando di aver perso il polso della sua gente».

Franceschini cita enciclopedia del diritto: questa è una sfiducia. «Non esiste che se la maggioranza viene battuta su un atto parlamentare prende la fiducia su un’altra cosa. L’enciclopedia del diritto, e anche il costituzionalista Petruzzella, sostengono che il voto contrario sul rendiconto assume il significato di una sfiducia al governo». Testi alla mano, il capogruppo Pd Franceschini contesta le minimizzazioni della maggioranza sulla bocciatura dell’art.1 del rendiconto. «Ora Berlusconi vada al Quirinale, si dimetta e Napolitano deciderà quale iter seguire».

Casini: inevitabili le dimissioni di Berlusconi. «Oggi le dimissioni di Berlusconi, e prima ancora quelle del ministro Tremonti, sono inevitabili per ridare credibilità al Paese – dice Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc – Molti pensano che sia un’ossessione dell’opposizione chiedere le dimissioni di Berlusconi, ma siamo di fronte a un governo paralizzato che non riesce a nominare il governatore di Bankitalia, non riesce a portare avanti il decreto sviluppo e oggi è stato bocciato su un provvedimento importante di politica economica. Basta. Il Paese non può pagare il costo di un governo inefficente».

Bocchino: governo ko con premier in aula, è finita. «Il governo – dice il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino dimostra ogni giorno di più di non avere i numeri per andare avanti. I passi falsi alla Camera sono ormai all’ordine del giorno e a questo punto Pdl e Lega non possono nemmeno più affermare di avere i numeri per governare. Berlusconi ne prenda atto e si dimetta».

Di Pietro: Napolitano ponga fine a questo governo. «Non si tratta di un incidente, ma di un atto politico uguale alla sfiducia del Parlamento nei confronti di questo governo, perché bocciare il bilancio dello Stato vuol dire bocciare l’atto fondamentale su cui si fonda l’attività di governo – dice il presidente Idv, Antonio Di Pietro – Questa bocciatura non può essere rivista con qualche emendamento e qualche riproposizione in aula. In un Paese normale, anche nella famigerata Prima Repubblica, il governo si sarebbe immediatamente recato dal capo dello Stato per rimettere nelle sue mani ogni decisione, comprese le dimissioni. Il governo Berlusconi non lo farà e noi ci auguriamo che il capo dello Stato possa autonomamente prendere atto che questo Parlamento è ormai asfittico, perché non ha più nulla da dire e da dare al Paese. Prima che sai troppo tardi ponga fine al governo Berlusconi e ci mandi a elezioni anticipate».

Rutelli: è la caduta del governo. «La bocciatura sul rendiconto generale dello Stato è la caduta del governo. Il premier non può che trarne le conseguenze» dice il senatore Francesco Rutelli, presidente dell’ApI e del gruppo per il Terzo Polo al Senato.

Vendola: opposizioni unite chiedano voto anticipato. «A maggior ragione dopo quello che è avvenuto oggi pomeriggio in Aula a Montecitorio, riconfermo quello che ho detto poco fa a Bruxelles: le opposizioni unite chiedano il voto anticipato – dice Nichi Vendola, presidente di Sel – Nessuno può permettersi di dare l’impressione di svolgere un ruolo di stampella per un governo nel caos e con un berlusconismo morente».

Bonelli: il premier si dimetta. «Berlusconi – dice il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli – si dimetta subito e si vada al più presto alle elezioni per il bene del Paese, che vive una crisi economica e sociale drammatica. Prenda atto che la sua maggioranza si è dissolta e la smetta di restare incollato alla poltrona di Palazzo Chigi».

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