Il presidente di ItaliaFutura: “serve un progetto di ampio respiro. Pronto a salvare il Paese dal default”

Luca Cordero di Montezemolo

L’Italia è «sul ciglio del burrone» e serve un progetto di ampio respiro «popolare e liberale» per salvarla. Luca Cordero di Montezemolo, coglie l’occasione dell’apertura della sede barese di “ItaliaFutura”, per far sentire la sua voce con un suo ’Manifestò e per rivolgersi a tutte quelle “eccellenze” italiane che vogliono partecipare alla «ricostruzione» del Paese.

Non vuole sentir parlare di «discese in campo individuali» perché quello che serve ora è «una squadra» che funzioni. Una squadra che sia aperta alla società civile che voglia rimboccarsi le maniche per far recuperare anche alla politica quel clima di entusiasmo e di voglia di fare che caratterizzò il Paese nel primo dopoguerra. Alla politica attuale, osserva, ora «manca molto, manca soprattutto coesione» e la voglia di prendere decisioni difficili per il futuro del paese.

E in questo quadro, sottolinea ai cronisti che la sua associazione “ItaliaFutura” vuole «essere uno stimolo» per la politica, ma anche una sorta di «palestra» per tutte «quelle persone perbene e capaci» che abbiano voglia di impegnarsi in prima persona.

“ItaliaFutura” non è ancora un soggetto politico vero e proprio, ma è un’organizzazione che si sta «rafforzando», che continua a voler dire la sua. E le «proposte concrete» che Montezemolo rilancia anche oggi (dopo averle offerte sotto forma di emendamenti alla manovra) più che semplici suggerimenti assumono la forma di «manifesto programmatico»: uguaglianza per i giovani davanti al lavoro; via libera ad una patrimoniale per lo Stato; sì al contributo di solidarietà e all’imposta sulle grandi fortune; lotta senza quartiere all’evasione fiscale.

Montezemolo, che oltre a Diego Della Valle ha arruolato tra gli altri, l’economista Nicola Rossi e l’ex presidente dei Confagricoltura Federico Vecchioni, non risparmia bacchettate al governo e a ciò che avviene in settori cruciali come Bankitalia dove, il «balletto sulla nomina del Governatore, si sta rivelando a dir poco inappropriato». Mentre Moody’s declassa l’Italia, osserva, il governo «è paralizzato dai contrasti tra il premier e il ministro dell’Economia». E le aule parlamentari vengono usate per parlare di «mandati di arresto e autorizzazioni a procedere». Tutto questo, assicura, danneggia l’Italia, così come «il partito dei padroni» e gli esasperati individualismi. Quindi si dice «dispiaciutissimo» per l’uscita della Fiat da Confindustria, invitando l’associazione a ripensare il proprio ruolo. Ma Montezemolo punta il dito anche contro la Lega che con la sua proposta di secessione e i «gesti da trivio» di «una parte della leadership» ha fatto crescere la delusione in tante «persone perbene che ci avevano creduto».

Probabilmente, l’attuale esecutivo, si fa notare in platea interpretando il pensiero di Montezemolo e commentando la previsione di Bossi, non resisterà fino alla scadenza naturale del 2013. Quindi, molti di loro non vogliono farsi trovare impreparati. «La crisi – insiste Montezemolo – ci obbliga a tornare comunità».

Ed è a «una squadra» che si sta pensando. Perchè è l’ora, avverte, di pensare al futuro, di impegnarsi per far crescere il Paese, di rilanciare l’immagine dell’Italia all’estero. E per far questo ci si deve rivolgere alle eccellenze della società civile e si deve guardare con attenzione anche a quelle persone che «nei due principali partiti di maggioranza e opposizione stanno cercando di far emergere messaggi di ragionevolezza e pragmatismo». Anche a loro, incalza il presidente della Ferrari, «dobbiamo dare coraggio e aiuto».

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