“Rampulla mi disse di votare Cuffaro. L’incontro con l’on. Sciotto a Portorosa, c’era un Renato di Letojanni”

processo Vivaio

Un contresame durato parecchie ore. Ripercorrendo un quadro lucido e chiaro che aveva già tracciato il giorno delle clamorose rivelazioni sulla geografia mafiosa dei Barcellonesi. Ecco la nuova deposizione di ieri mattina al processo “Vivaio”, a Messina, del boss dei Mazzarroti oggi pentito Carmelo Bisognano.

“Dal sito protetto e in videoconferenza, con accanto il suo avvocato Maria Rita Cicero – scrive l’edizione odierna della Gazzetta del Sud – ha risposto ad una serie di quesiti posti dagli avvocati Tommaso Autru Ryolo, Tino Celi, Ugo Colonna, Carmelo Occhiuto e Valter Militi. Ma ieri hanno fatto una serie di domande anche il sostituto della Dda Giuseppe Verzera e il collega di Barcellona Francesco Massara, i due magistrati che hanno gestito la “Vivaio” insieme ai carabinieri del Ros, e il presidente della corte d’assise Salvatore Mastroeni. Proprio quest’ultimo ha più volte esaminato gli aspetti relativi all’omicidio di “Ninì” Rottino, che il boss Bisognano ha detto d’interpretare come un “messaggio” nei suoi confronti senza però saper spiegare il perché di questa esecuzione. Chiuso il capitolo Bisognano, alla “Vivaio” si aprirà quello dedicato all’altro pentito recente della zona tirrenica, Santo Gullo, che sarà sentito a cominciare dalla prossima udienza, fissata per il 17 ottobre.

La Dda proprio ieri ha depositato alcuni suoi verbali recenti. Intanto nella lunga sequela di verbali che Bisognano ha rilasciato alla Distrettuale antimafia in questi ultimi mesi, ci sono anche contenuti più passaggi che parlano dei rapporti mafia-politica. Ed è clamoroso quanto racconta a proposito di alcuni incontri: «… in quell’occasione – ha raccontato l’ex boss –, vennero a trovarmi Bucceri Concetto, Calabrese Tindaro, un tale Renato di cui non ricordo il cognome, sindaco o vice sindaco del Comune di Letojanni, e l’onorevole Sciotto, forse di A.N.. Ci incontrammo a Portorosa, ci sedemmo ai tavolini di un bar che era chiuso ed in quell’occasione l’onorevole Sciotto mi chiese di raccogliere per lui i voti nell’ambito dei Comuni di Mazzarrà e Novara di Sicilia. Ricordo che l’onorevole Sciotto pronunciò la seguente frase: … omissis … . L’onorevole precisò che in cambio dei voti mi avrebbe corrisposto del denaro; io gli risposi che i soldi non mi servivano e che, al limite, una volta eletto avrebbe potuto contraccambiare il favore». L’altro passaggio è ancora più clamoroso: «… mi ricordo che in quel periodo noi avevamo ricevuto da Rampulla Sebastiano la disposizione di votare per l’onorevole Cuffaro, esponente dell’Udc. Preciso che tali disposizioni valevano soltanto per le elezioni Nazionali e Regionali, ma non per quelle comunali che gestivamo direttamente».

Il boss mistrettese Sebastiano Rampulla, per tutti “u ‘zu Bastianu”, scomparso di recente nonché fratello di Pietro, l’artificiere della strage di Capaci, è stato per lungo tempo il rappresentante delle famiglie di Cosa Nostra nella provincia di Messina”.

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