Operazione delle forze speciali inglesi contro i pirati. Equipaggio era asserragliato in una zona fortificata

operazione contro i pirati

Forze speciali britanniche hanno efefttuato un blitz e liberato l’equipaggio della nave italiana Montecristo, sequestrata ieri dai pirati. Questi ultimi si sono arresi. L’operazione è stata concordata tra il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il suo collega inglese, Liam Fox.

La Russa e Fox hanno esaminato i possibili rischi per l’equipaggio: rischi contenuti, visto che i civili si erano asserragliati all’interno della cittadella, una zona fortificata all’interno della nave, e non sono in contatto con i pirati. La nave britannica Fort Victoria era la più vicina al Montecristo, e anche la più adatta al blitz, visto che ha a bordo elicotteri e forze speciali. Nei pressi si trova anche una nave americana, mentre la nave militare italiana più vicina è a circa un giorno di navigazione.

I membri dell’equipaggio stanno bene: lo avevano fatto sapere loro stessi con una scritta su un lenzuolo e un messaggio in una bottiglia, che è stato recuperato da una delle unità che stanno monitorando la situazione.

Una nave da guerra della Nato si era diretta verso il luogo dove si trova il cargo Montecristo, apparentemente diretto verso le coste dell’Oman. La nave fa parte della missione antipirateria Ocean Shield al comando del contrammiraglio italiano Gualtiero Mattesi, che si trova a bordo del cacciatorpediniere Doria. All’operazione partecipano due fregate statunitensi, una portoghese e la nave britannica Fort Victoria. Proprio quest’ultima è stata inviata sul posto dove si trova il mercantile per controllare da vicino la situazione e «tenersi pronta ad ogni evenienza».

Hanno avuto esito negativo per tutta la notte i tentativi della compagnia armatrice livornese Gruppo D’Alesio di mettersi in contatto con la nave, assaltata ieri mattina al largo della Somalia. Nessuna risposta alle chiamate sui telefoni satellitari in dotazione, né ai telefoni cellulari dei membri dell’eqipaggio. Nessun contatto neanche attraverso i dispositivi di bordo.

La Montecristo, una nave da 56.000 tonnellate operativa per il Gruppo D’Alesio dal 13 giugno, è stata attaccata dai pirati al largo delle coste della Somalia. Il comandante, il veneziano Diego Scussat, una trentennale esperienza di navigazione, ha fatto in tempo a dare così l’allarme alla sala operativa della compagnia e, subito dopo, a mettersi in contatto telefonico con il comando interforze che assicura la navigazione in quell’area per riferire cosa stava accadendo. Una imbarcazione con cinque pirati a bordo stava arrivando sottobordo. Non ci sono conferme se siano stati o meno esplosi colpi d’arma da fuoco.

A bordo ci sono 23 persone: 16 tra ucraini ed indiani e sette italiani. Oltre al comandante Scussat, l’ufficiale di coperta Stefano Mariotti e l’allievo ufficiale Luca Giglioli, entrambi di Livorno. Gli altri quattro italiani sono addetti alla sicurezza della nave: senza armi, ma sono gli esperti che si occupano delle situazioni di emergenza. Sarebbero originari di Sardegna, Campania e Trentino Alto Adige. Uno di loro è il sardo Pietro Raimondo Marras, di 25 anni, nuorese. Benchè giovane è esperto, ex volontario dell’Esercito e dipendente di una società di sicurezza.

Dieci nuclei della Marina Militare, ciascuno composto da sei unità, sono pronti per essere imbarcati sui mercantili italiani in transito nei mari a rischio pirateria. È quanto prevede un protocollo d’intesa firmato dal ministro della Difesa Ie dalla Confitarma, la quale pagherà il servizio. Il processo, ha ricordato La Russa, «è partito da un’iniziativa parlamentare, sfociata in un decreto che ha individuato gli spazi marittimi a rischio pirati. Con questo protocollo prevediamo l’impiego di militari della Marina a bordo delle navi battenti bandiera italiana che lo richiedono. È anche previsto che gli armatori possono ingaggiare dei contractor, vigilanti privati». Naturalmente, ha aggiunto, «i militari non saranno sottoposti a vincoli gerarchici con il capitano della nave, ma risponderanno al comando presente in una base logistica a Gibuti. Abbiamo accelerato le procedure perchè, come dimostra il sequestro ieri della nave Montecristo, c’è necessità urgente di offrire protezione alle navi che incrociano quelle zone».

Il presidente di Confitarma, Paolo d’Amico ha sottolineato che «non sono solo le acque del Corno d’Africa a rischio, ma anche quelle dell’Oceano Indiano e del Golfo Persico. È un tratto di mare su cui transita il 30% del petrolio che arriva in occidente e il 20% delle merci in genere. Non è quindi una zona remota, ma di grande importanza per l’economia mondiale». D’Amico ha anche sostenuto che «se una nave è difesa da militari armati i pirati possono essere subito messi in fuga». Il capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Bruno Branciforte, ha spiegato che «restano da definire, ma lo faremo presto, le regole di ingaggio dei nostri militari che saranno molto semplici e si baseranno sul principio di autodifesa, cioè dell’uso della forza quando sarà necessario».

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