Battaglia tra i copti e l’esercito: le violenze di fronte
alla tv di Stato. I militari: “useremo il pugno di ferro”

le violenze esplose al Cairo

E’ di almeno 22 morti e oltre 100 feriti il bilancio degli scontri al Cairo tra manifestanti della minoranza cristiana e le forze di sicurezza egiziane. Lo ha reso noto la televisione di Stato egiziana, precisando che fra i manifestanti vi sono almeno nove feriti, di cui uno in condizioni gravi.

Secondo testimoni oculari il quartiere di Shubra – dove la presenza dei copti è molto consistente, e dal quale si è mosso il corteo dei manifestanti che voleva raggiungere il palazzo Maspero (la tv di stato) – è stato blindato da soldati e polizia militare, e nessuno può accedervi. Si teme che anche in quel quartiere possano essere avvenuti scontri con bilanci tragici, ma nessuno è in grado di confermarlo.

È proprio all’uscita di Shubra, secondo alcuni testimoni, che i copti in corteo sono stati attaccati con bottigli e molotov, lanci di pietre e forse armi da fuoco da teppisti e uomini che vengono indicati come “baltageya”, cioè teppaglia al soldo dei controrivoluzionari. I copti avrebbero reagito ma sarebbero stati circondati da poliziotti o polizia militare (lacircostanza non è chiara) che avrebbero sparato in aria per disperderli e poi avrebbero lanciato un gran numero di lacrimogeni.

L’esercito egiziano – che ha assunto temporaneamente la guida del Paese dopo le dimissioni del presidente Hosni Mubarak – ha avvertito di voler usare il “pugno di ferro” contro coloro che incitino alle violenze interconfessionali, dopo che nel maggio scorso violenti scontri fra copti e musulmani avevano causato decine di morti. Il governo del Cairo aveva inoltre annunciato di voler varare una legge di revoca delle restrizioni in vigore per la costruzione di nuove chiese, proibendo inoltre di tenere manifestazioni davanti ai luoghi di culto. La legge attuale risale di fatto all’Impero Ottomano, quando i cristiani dovevano ottenere un’autorizzazione per la costruzione, riparazione o restauro di una chiesa, al contrario di quanto accadeva per le moschee.

Il primo ministro egiziano Essan Sharaf ha ammonito oggi cristiani e musulmani del suo Paese a non cedere «agli appelli alla sedizione» dopo i sanguinosi scontri tra manifestanti copti e forze dell’ordine in corso al Cairo. «Mi rivolgo a tutti i figli della patria – ha detto Sharaf – perchè non cedano agli appelli alla sedizione…. quello è un fuoco che brucia tutto e non fa differenze tra noi».

Mentre sul lungo Nilo continuano ad infuriare gli scontri, circa tremila musulmani e copti si sono radunati insieme in piazza Abdel Moein Ryad, all’ingresso di piazza Tahrir dalla parte del Museo Egizio – riferiscono fonti giornalistiche – per scandire slogan sull’unità tra i fedeli delle due religioni. «Musulmani e copti, una sola mano» è uno degli slogan ripresi dai primi giorni della rivoluzione del 25 gennaio e scandito a gran voce dai partecipanti alla riunione.

© Riproduzione Riservata

Commenti