Il dibattimento è fissato per il 24. In primo grado l’ex fidanzato di Simonetta Cesaroni condannato a 24 anni

Simonetta Cesaroni

Fra due mesi si ritornerà a parlare della morte di Simonetta Cesaroni, la giovanissima impiegata della sede romana dell’Associazione degli Ostelli della gioventù, trafitta con 29 coltellate il 7 agosto 1990 negli uffici di via Poma.

Per il 24 novembre, infatti, è stato fissato il processo d’appello all’allora fidanzato, Raniero Busco, al quale, il 26 gennaio, la III Corte d’assise di Roma ha inflitto 24 anni di carcere.

Saranno i giudici della I Corte d’assise d’appello della capitale, presieduti da Mario Lucio D’Andria con giudice a latere Giancarlo De Cataldo, ad esaminare la posizione di Busco. Pochi minuti dopo la sentenza di primo grado, era stato l’avvocato Paolo Loria ad annunciare la presentazione dell’appello. Cosa fatta, questa, all’inizio di giugno.

Per i giudici di primo grado è provata la responsabilità di Busco, certo che Simonetta aprì la porta dell’ufficio a qualcuno che conosceva e che si stava accingendo ad avere un rapporto sessuale consenziente. Sarebbe stato un improvviso rifiuto, probabilmente, a provocare la reazione dell’aggressore e l’irrefrenabile furia omicida. Per i giudici, la violenta mano è quella Raniero Busco, per la presenza del suo Dna sul corpetto e sul reggiseno della ragazza, per la contestualità tra l’azione omicidiaria e un morso sul capezzolo sinistro di Simonetta, per l’appartenenza a lui dell’impronta di quel morso.

Tesi, queste, contrastate dalla difesa che, nelle ventotto pagine e negli otto motivi dell’atto d’appello, sostiene, tra l’altro, che la Corte di primo grado si è ingiustamente conformata alle tesi del pm, adottate per intero anche se frutto di ipotesi, mentre tutte le tesi difensive sarebbero state molto spesso considerate frutto di suggestioni.

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