Il caso Meredith punta dell’iceberg di un sistema che lascia impuniti i crimini e sgomenta un intero Paese

protesta in piazza contro la sentenza di Perugia

Ci risiamo. Uno, due, tre, liberi tutti. Chi ha ucciso Meredith? Nessuno. Lo stesso film in bianco e nero si ripete. Migliaia di pagine e decine di faldoni arsi come i tomi de “ i secoli bui”.

Anni di indagini buttati al vento. Centinaia di migliaia di euro dei contribuenti investiti in squallide soap opera in cui, sprovveduti registi togati, annaspano sul malinconico set.

Una giustizia che rispecchia perfettamente il legislatore. Affetti da incurabile schizofrenia, piegano la dignità di un popolo, di uno Stato, di una Nazione.

E così, intanto, i giudici affermano che “gli altri gradi di giudizio esistono proprio per evitare gli errori giudiziari”.

Ma come mai, dunque, tutti ricorrono in appello? Come mai tutti ripiegano sugli altri gradi di giudizio? Perché i “nostri” giudici non ci mostrano le statistiche di assoluzioni in secondo e terzo grado di giudizio?

Saranno incapaci i giudici ai quali si affida il “primo grado” o inetti coloro che, sistematicamente, li smentiscono? Perché i “grandi interpreti” del nostro Codice Penale non ci spiegano con chi credono di parlare?

Oggi c’è una giustizia che dice e contraddice; che afferma e smentisce; che giudica e che ignora.
E nel mentre c’è chi già prepara la propria fortuna. Contratti milionari in esclusiva con “questo” piuttosto che “l’altro” network, i talkshow più seguiti, i soliti super servizi fotografici, poesie, libri, racconti, canzoni, griffe, mentre il mondo non farà che schernire il nostro sistema giudiziario e i nostri inquirenti “inquinanti”.

Ci fosse uno che sappia raccogliere prove – sia consentita l’espressione – senza fare “puttanate”.

Eppure, sarebbe sufficiente seguire un paio di episodi di “CSI”. Intanto, gli assassini non sono assolti per “non aver commesso il fatto”, ma per “insufficienza di prove” o per “vizi di procedura”. Già, vizi di procedura.

Le vittime urlano la propria indignazione dalle loro fotografie dove un dolce sorriso immortala un sereno attimo di vita. Un anelito.

Loro, i giudici, continuano a indignare a causa dell’indignazione dei cittadini che urlano in difesa delle vittime. “Nessuno osi alzare la mano su Caino!”. No, su Caino no. Non lo faremmo mai, signor giudice… Ma ciascuno di questi giudici ci dica; cosa ne sarà del sangue di Abele; quel sangue che urla dalla terra? Intanto i cari di Meredith affermano: “non capiamo!”. Per quello che vale… neanche noi.

Come dimenticare le parole di quel giudice, oggi tra i disonorevoli. “Chi giudica non può essere giudicato”. Giudicate voi.

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