Un Paese al collasso, la crisi dilaga e la casta difende i privilegi: il popolo si svegli, non è più tempo di parole

il Premier e le tasse

Come siamo giunti a questo punto? È una domanda che non possiamo non più porci, anche se continuiamo a fingere che nulla sia accaduto.

Ogni mattina ci alziamo per andare a lavoro e quasi assorbiti dalle bollette da pagare e dai conti che non tornano più, fingiamo di non accorgerci di essere arrivati ad un punto di non ritorno.

Siamo strozzati dalla crisi, ma ancora di più da un malessere profondo, agonizzante di una società vecchia, che ormai è giunta al collasso.

E questo è sempre più evidente, ogni giorno che passa. È come se l’ingordigia, l’egoismo dei nostri politicanti, della nostra classe dirigente divorasse in un vortice senza fine la nostra fatica quotidiana di resistere, di andare avanti, nonostante la crisi.

Due mondi opposti, inconciliabili tra loro. Da una parte noi, che cerchiamo di restare a galla. Dall’altra loro, che pur di garantirsi la “pagnotta” hanno deciso di toglierci tutto: anche il diritto a respirare, a sapere, ad essere informati.

Anche se continuiamo a nasconderci dietro la cortina dei “moderati”, la verità è che non è più il tempo delle parole. Siamo in “guerra”.

Da una parte ci siamo noi, il popolo, i cittadini, i lavoratori, gli imprenditori, i padri di famiglia che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, i giovani che cercano un lavoro, e  che reclamiamo il diritto a sapere, alla libertà, alla democrazia, alla giustizia, all’eguaglianza, alle pari opportunità, ad avere un futuro, al cambiamento.

Dall’altra ci sono loro, con le loro schiere di servi, cortigiani, con apparati feudali ammantati di un vago sapore di modernità, di parole   roboanti, ma vuote   e morte.

E loro hanno già deciso. Pur di salvarsi e pur di continuare ad esistere non esiteranno a mandare a mare questo paese, a farlo fallire, a svendere i beni pubblici, e pur di evitare di essere contestati sono pronti a togliere tutto, anche la libertà di espressione e a soffocare ogni gemito di contestazione.

Sta a noi ora scegliere se continuare a fare finta di nulla, se nascondere la nostra “ignavia” dietro l’etichetta dei moderati e  lasciarci andare ad un lento e inevitabile declino, o alzare la testa per dire una volta per tutte “Basta”!

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