Mancano deputati su intercettazioni. Il Colle elogia governo Pella. E sul nuovo slogan del partito è gelo

Silvio Berlusconi

Il premier Silvio Berlusconi combatte a spada tratta a difesa del suo governo e il finale di partita è tutt’altro che scritto. Ma le fibrillazioni in maggioranza e governo sono in aumento.

Ancora oggi, prima durante e dopo la mattinata parlamentare alla Camera per il (mancato) inizio di votazioni sulle intercettazioni e l’incontro con Giulio Tremonti, il presidente del Consiglio si è mostrato determinatissimo a non cedere, assicurando l’approvazione del dl sviluppo per far ripartire la crescita, lo sblocco dell’impasse sulla nomina del nuovo governatore della Banca d’Italia prima delle dimissioni di Draghi per prendere possesso della Bce, il varo con questo governo delle nuove norme sulle intercettazioni e anche la riforma della giustizia, tornando a denunciare l’esistenza di un “tentativo eversivo” dei pm, in particolare di quelli napoletani nei suoi confronti.

In questo quadro di rilancio di propria leadership e premiership del centrodestra, Berlusconi ha anche prospettato il cambio di nome al Pdl, lasciandosi andare con i suoi a una battuta su ‘Forza gnocca’ quale nuovo logo con maggiore appeal elettorale per il suo nuovo partito. Che però questa volta ha fatto registrare un’insolita assenza di batteria difensiva da parte del centrodestra, a fronte di nuove censure dalla Chiesa e dalle opposizioni. Con qualche presa di distanza nel suo stesso partito.

Una presa di distanza dall’interno del Pdl che oggi ha assunto anche altre forme, politicamente più consistenti: l’annuncio di un documento dei parlamentari vicini all’ex ministro Scajola a favore di un ‘nuovo Governo Berlusconi’ che, per quanto postuli la permanenza del premier a palazzo Chigi, richiede comunque prima le sue dimissioni e l’apertura di una crisi formale. Il monito contro la fiducia sulle intercettazioni dei tre deputati cristiano popolari di Baccini in una giornata in cui, presenti in aula Berlusconi, Bossi e tutti i big del Pdl, si è ritenuto opportuno aggiornare alla prossima settimana l’inizio delle votazioni in aula su quella legge.

Se poi al movimento in atto che si registra nel Pdl si somma il doppio stop di Bossi al premier, corretto due volte su Bankitalia e durata della legislatura (“chiuda subito su Grilli” e “dopo la legge elettorale si voti, il 2013 è troppo lontano”, ha rintuzzato il leader leghista alle affermazioni in analogo tema del premier), è forte la sensazione di maggiori scricchiolii anche nell’alleanza con il principale alleato. Mentre lontano da Roma, dal Piemonte, nel ricordo del suo predecessore Luigi Einaudi, il presidente della Repubblica forse non a caso ricorda ed elogia la creazione einaudiana del governo Pella. Un ‘esecutivo di tregua’ a maggioranza di centrodestra nominato dall’allora presidente della Repubblica e pieno di tecnici illustri che consentì l’approvazione della legge di bilancio e favorì l’apertura di una nuova stagione politica, dopo sette anni ininterrotti di presidenza del Consiglio De Gasperi.

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