Dal 25 novembre 2009 lo chef romagnolo è svanito nel nulla: era a bordo di una nave nel triangolo maledetto

Angelo Faliva

E’ un giallo a dir poco inquietante la scomparsa di Angelo Faliva, il giovane cuoco italiano imbarcato su una nave delle linee americane Princess, a bordo della quale lavorava come chef. Di questo chef di 32 anni, nativo di Cremona, non si hanno notizie dalle ore 20.15 del 25 novembre 2009,  quando la nave da crociera si trovava tra Aruba e Cartagena (Colombia). Roberto Faliva, il padre, ha detto di aver presentato una denuncia di scomparsa. 

La sorella Chiara ricorda di averlo contattato via mail il giorno precedente la scomparsa: “Era contento, sereno. Il 26 ci hanno avvertito, lo hanno cercato a bordo, ma di lui nessuna traccia”.

Anche la Farnesina ha seguito il caso, mentre alle indagini e le ricerche ha deciso poi di partecipare anche l’Fbi. Ma nessuna svolta, niente di niente. Angelo è svanito nel nulla, “inghiottito” da quel maledetto Triangolo delle Bermuda.

”Siamo ancora all’oscuro su quanto è successo ad Angelo – ha detto Jorge Cadena, vice capitano della Coral Princess –  Il giovane è stato visto per l’ultima volta quel mercoledì 25 sera, ma l’allarme è stato dato giovedì mattina, noi ovviamente non possiamo interrompere la crociera, anche se siamo davvero preoccupati, ma dobbiamo pensare anche ai nostri passeggeri”.

Proprio sulla nave (circa 260 metri di lunghezza, oltre 1900 passeggeri,piscine coperte, sauna, sala massaggi, ristoranti aperti 24 ore su 24), sono partite le ricerche appena è stata accertata la sua scomparsa. ”A quanto pare la scomparsa di Angelo è avvenuta tra le sei e le sette del mattino del giorno 26, mentre inizialmente la scomparsa era stata individuata nella notte del 25”, ha precisato Francesco Taliani, primo segretario dell’ambasciata, che si trova a Cartagena per seguire le indagini.

”Quando siamo riusciti a metterci in contatto con lui ci ha detto che aveva messo tutto il suo equipaggio alla ricerca di Angelo. Il capitano era sconvolto, non sapeva spiegarsi l’accaduto”. Ma è soprattutto con il compagno di cabina di Angelo Faliva, Alessandro P., con cui i familiari vorrebbero parlare. ‘

‘E’ lui che lo ha visto l’ultima volta uscire dalla cabina alle 20,15 di mercoledì sera – ha detto  il cugino che inviato un appello anche a “Chi l’ha visto?” – le sue indicazioni potrebbero essere molto utili, potrebbe spiegare, ad esempio, come era vestito e questo potrebbe farci capire dove era diretto”. “Sappiamo che anche l’Fbi vuole sentirlo – ha detto il padre – ma è chiaro che la determinazione con la quale si muoveranno le autorità italiane sarà decisiva”.

Angelo Faliva, ex carabiniere e campione di arti marziali, era partito con la crociera della Coral nel canale di Panama (16 giorni, 15 notti da Fort Lauderdale in Florida a Los Angeles) il 23 novembre. Il giorno dopo la scomparsa, il capitano ha dato l’annuncio durante il lunch e nella sala è calato il silenzio. L’aiuto chef italiano, pare fosse una persona molto popolare, solare, in grado di inserirsi perfettamente in qualunque ambiente e di superare ogni complicazione.

”Non era il tipo da farsi abbattere da delusioni o difficoltà – ha detto ancora il cugino – Tutt’altro, e se parliamo di questioni amorose era lui caso mai a far soffrire”. Quindi i familiari continuano a respingere la tesi del suicidio. ”Ma figurarsi, si era appena comprato la spider dei suoi sogni e non parlava d’altro che dei progetti futuri”.

Ne è ancora più convinta la sorella Chiara che continua a parlare di un salvagente sparito dalla nave e dal quale sembra siano stati strappati il chip che permette la localizzazione e il dispositivo d’illuminazione.

La vera inchiesta la conduce Chiara, la sorella dello chef, che viaggia dall’Italia alla Colombia e da qui negli Usa. Quando riesce a tornare in possesso del computer del fratello fa eseguire una perizia. E spuntano le sorprese. Per diversi giorni, all’indomani della scomparsa di Angelo, qualcuno (poliziotti? membri dell’equipaggio?) è “entrato” nel portatile, ha cancellato email, scaricato file, stampato documenti. In particolare sono stati distrutti messaggi di posta inviate da un certo «Tony». Una violazione grave.

In Chiara si rafforza il sospetto che suo fratello sia stato fatto sparire perché ha visto qualcosa di strano. E, infatti, sei mesi dopo la scomparsa riceve alcune telefonate anonime. Qualcuno in un inglese con accento dell’Est le dice che Angelo è stato assassinato. Tornano i sussurri su traffici di droga . Tutti però restano abbottonati. E anche il compagno di cabina di Angelo non ha molta voglia di collaborare con la famiglia. Gli hanno chiesto perché non ha avvisato i suoi superiori quando il cremonese non è rientrato di notte in cabina. Lui ha risposto: pensavo fosse andato in discoteca. Vestito da cuoco?

E siamo di nuovo all’inizio. Al cappello da chef. E all’hotel «Capilla del Mar». Forse Angelo ha ricevuto una chiamata al cellulare da qualcuno che gli ha dato l’indicazione dell’albergo. Non avendo un pezzo di carta lo ha scritto all’interno del cappellone bianco. Ma al «Capilla del Mar» non è mai arrivato. Il destino di Angelo Faliva è identico a quello di dozzine di persone scomparse dal 1995 sulle navi da crociera. Per l’esattezza 165.

Un fenomeno che ha spinto un avvocato di Miami a creare un’associazione con le famiglie delle vittime. L’ultima speranza per chi ha perso i propri cari in quell’angosciante Triangolo delle Bermuda.

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