Autopsia non chiarisce mistero ma l’imprenditore ha lasciato delle indicazioni. Le indagini non si fermano

Maurizio Russo

Rimane un giallo la morte di Maurizio Russo. Nemmeno l’autopsia sembra aver svelato con certezza assoluta cosa sia accaduto al 41 enne imprenditore taorminese scomparso il 24 marzo e poi ritrovato privo di vita nelle campagne dell’etneo la mattina del 21 aprile.

Gli esiti dell’esame autoptico eseguito sul corpo di Russo non rivelerebbero significative novità, il che farebbe presupporre una dinamica dei fatti nella quale sarebbe stato quindi l’uomo ad appendersi all’albero di un uliveto sito in contrada Pirao, a Randazzo.

Le indagini però stanno andando avanti perché rimangono molte le ombre e gli aspetti da chiarire sulla sorte dell’onesto e dinamico appaltatore. I Carabinieri di Taormina si stanno muovendo in più direzioni.

Sul caso Russo hanno competenza sia la Procura di Catania (per quanto concerne il luogo del ritrovamento), e la Procura di Messina dove si sta concentrando l’inchiesta principale.

Il Ris di Messina sta ancora analizzando i numerosi reperti rinvenuti in prossimità del punto in cui si venne ritrovato Russo.

In particolare è in atto l’accertamento scientifico, che potrebbe essere prezioso se non determinante, delle oltre 20 cicche di sigaretta (alcune a filtro giallo cioè del genere che fumava Maurizio e altre a filtro bianco, che invece Maurizio non fumava mai) raccolte e poi consegnate in Procura dal programma “Chi l’ha Visto”, come anche un sigaro toscano e un blister di farmaco per diabetici. I mozziconi e gli altri oggetti erano atterra, tutti in una ristrettissima zona, in quel podere dove per oltre un mese non sarebbe andato nessuno, sino al 24 aprile, giorno in cui Russo venne trovato morto dal proprietario del podere.

Andrà così stabilito quando siano stati depositati i reperti presenti nell’uliveto. Partendo dal momento esatto in cui è sopraggiunta la morte di Maurizio, si dovrebbe cioè decifrare se quei reperti siano ancor più “vecchi” e del tutto antecedenti al periodo in cui Maurizio è stato in quel terreno o se invece siano recenti proprio tanto quanto il periodo che segna la fine dell’imprenditore.

Quest’ultima eventualità rilancerebbe l’ipotesi che in quella campagna possa forse essersi trovato qualcun altro insieme alla vittima o che lì, forse, l’avrebbe attesa fumando.

Una tesi indirettamente avvalorata anche da un filmato che, il pomeriggio della scomparsa, sembra mostrare l’ombra del braccio di un’altra persona nel finestrino del furgone Caddy guidato da Maurizio Russo e il riflesso di luce del sole che batte sul quadrante di qualcuno che porta l’orologio al braccio sinistro.

L’attenzione degli investigatori si starebbe, in ogni caso, concentrando anche e soprattutto sui due biglietti manoscritti che Maurizio aveva in una tasca dei pantaloni. Ancora oggi sul contenuto di quei foglietti, rimasti custoditi per oltre un mese in un luogo sperduto, c’è riserbo: in uno ci sarebbero delle parole di addio alla moglie Loredana.

E’ nell’altro che si celerebbe la chiave dell’enigma. Sembra, infatti, che Maurizio abbia lasciato in uno di quei due biglietti alcuni nomi. Persone e forse fatti, indicazioni insomma che sarebbero al vaglio delle autorità competenti e dai quali si potrebbero concretizzare ulteriori filoni d’indagine.

Intanto, come detto, si dovrà accertare se Maurizio quel 21 marzo fosse solo o se davvero sia stato portato da altri in una sperduta zona vicino l’Etna, a 50 km da Taormina: in un podere pressoché invisibile all’esterno e comunque molto difficile da raggiungere.

Rimane da stabilire, inoltre, il pomeriggio del 24 marzo quante persone abbiano agganciato la cella telefonica di contrada Piraino quantomeno nell’arco temporale della scomparsa, tra le 15.30 e le 17.00. I due telefoni che Maurizio aveva con sé, ricordiamo non sono mai stati trovati: è uno dei tanti misteri di questa vicenda, nella quale si attendono importanti sviluppi.

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