L’apparizione televisiva con volto di sfida è l’ennesima conferma di una latitanza pianificata: ma chi la copre?

Valter Lavitola

E’ apparso ieri nel nuovo programma di Mentana, Walter Lavitola. Accusato di corruzione, prostituzione, estorsione, e attualmente latitante in America Latina, si è presentato alle telecamere con sfrontatezza cercando di smontare le accuse che gli sono rivolte.

Ha inoltre dichiarato di aver scritto alla procura, evidenziando una telefonata non intercettata il cui contenuto lo avrebbe scagionato, poiché sembrerebbe che in tale occasione avrebbe chiesto al presidente del consiglio, se consegnare o no del denaro all’imprenditore, suo amico, oggi agli arresti domiciliari, per il finanziamento di un’attività. Confermava, inoltre, l’utilizzo di schede telefoniche straniere, al fine di eludere le intercettazioni.

Con aria di  sfida, il “faccendiere”, sembrava risentito per quanto stesse accadendo, affermando che  non sarebbe rientrato nella madre patria, fino a quando le cose non fossero sistemate.

Si potrebbe, a tal punto ipotizzare, che la fuga all’estero sia stata premeditata, forse a causa di possibili avvisaglie. Ogni cittadino ha diritto a difendersi, e il comportamento dell’editorialista sarebbe stato credibile, qualora, fosse tornato in Italia per dimostrare la propria innocenza; palese quindi la sua colpevolezza.

Come succede di solito nella commedia all’italiana, il noto signore, resterà latitante fino a quando il caso non sarà archiviato, in seguito rientrerà in Italia da libero cittadino. Nelle intercettazioni è chiarissima la sua posizione, allora, non si spiega come sia possibile che, ad eccezione di qualcuno, gli affiliati del “clan” di Arcore non siano mai sottoposti alla pena preventiva.

Il paese è governato dalla mafia, questa è la realtà vera, sembra essere entrati in un tunnel senza via di uscita. La legalità soccombe al potere prepotente della malavita, i delinquenti in doppio petto, impongono i dictatis, minacciano apertamente gli organi di giustizia, portando a compimento il loro disegno politico e diabolico, in altre parole quello di impadronirsi dell’Italia, affossandola.

Il capo del governo, in questa triste vicenda ha spesso ripetuto di aver donato ventimila euro all’imprenditore pugliese, perché in serie difficoltà economiche. Facendo leva sulla bontà del premier,si potrebbe proporre un censimento, da farsi sul tutto il territorio italiano, stilare, quindi, una lista riguardante tutte le famiglie che versano in gravi condizioni economiche, e far recapitare loro un assegno cospicuo in nome di babbo Natale.

Il premier si ostina a offendere l’intelligenza degli Italiani; crede forse che il popolo sia tanto stupido da non comprendere lo squallore in cui versa la sua vita?  Con quale ardire si presenterebbe oggi davanti agli elettori traditi?

A distanza di pochi giorni, l’illegalità ha vinto ancora una volta, la dimostrazione dell’ennesimo trionfo, ieri in Parlamento. Respinta la sfiducia del ministro accusato di essere colluso con la mafia.

Nella famosa telefonata il premier, consigliava il proprio faccendiere di non rientrare in Italia e che avrebbe scagionato tutti; ed è disdicevole a dirsi ma, il dispotico leader lo sta facendo con destrezza.

L’amarezza profonda è la consapevolezza che la politica sia diventata il quartier generale della criminalità organizzata, e strano ma vero, non ci sono distinzioni tra nord e sud, destra o sinistra, insomma, un covo di serpenti in cui sono decise le sorti dell’Italia.

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