L’ex giornalista su La7 : “telefonata con Berlusconi mi scagiona. Non torno in Italia, ho il terrore dei giudici”

Valter Lavitola

Un tabulato emerso dall’oblio. La svolta dell’indagine Tarantini starebbe, dunque, qui: in un’intercettazione birichina sfuggita ai pm. «C’è una mia telefonata non intercettata da un’utenza argentina a Berlusconi di ben 9 minuti (mostra in camera i tabulati telefonici ndr): se ci fosse negli atti non sarei indagato. Ho detto: mi ha chiamato Tarantini vuole i 500mila euro per attività all’estero, gliela metto a disposizione? E Berlusconi: quella somma è dedicata per fare un’attività… Ho fatto un comunicato stampa giorni fa, e citato il numero progressiva dell’intercettazione, la Procura mi risponde: o la telefonata non c’è stata, o è stata riportata ad altra utenza, ma era la stessa…». Così parlò il latitante Valter Lavitola.

Per la prima volta, ieri sera in collegamento nel programma “Bersaglio mobile” di Enrico Mentana su La7. Attacca le “sviste” della magistratura, l’editore dell’Avanti e imprenditore ittico dei due mondi, “da un posto imprecisato a Panama”; lo fa in giacca scura, scravattato, presenti i giornalisti Marco Travaglio, Marco Lillo, Carlo Bonini, Corrado Formigli (che l’incontrò nei Caraibi per l’affaire Fini/Casa di Montecarlo, altra bella storia) che lo mitragliano di domande, mentre Bobo Craxi sussurrava alla stampa: «Tutto mi sarei aspettato tranne che un collegamento con Lavitola via satellite».

Bonini chiede al latitante: «Vorrei capire lei che mestiere fa? Che rapporti ha col premier, perché usa utenze telefoniche non nazionali?»; e Lavitola: «Sono circa 25 anni che faccio l’imprenditore di pesce in centro e in sud america, in più in Italia l’editore». Travaglio lo rintuzza: «Per quale motivo, se è tutta una bufala, non va dai magistrati? Lei era iscritto alla massoneria, qual è il suo grado massonico rispetto al premier?». E Lavitola: «M’ero iscritto a 19 anni, su Berlusconi zero, non so».

Lavitola spazia. Spiega a Travaglio la frase “te lo devono chiedere in ginocchio” riferita al patteggiamento richiesto tramite intercettazione a Tarantini; ritiene Tarantini come «uno scapestrato un po’ fesso ma non criminale»; comunica a Mentana la natura del rapporto col premier «non sono riuscito mai ad avere alcun ruolo elettivo, puntavo a fare il parlamentare; sono solo riuscito a dire la mia al presidente sui fatti politici». E spiega, Lavitola, che non ha fornito a Berlusconi “schede peruviane” ma da peruviani.

Poi viene messo abbastanza all’angolo da Formigli su una storiaccia dei bonifici e barche richieste in prestito e vendute. Lavitola si giustifica spiegando di essere stato «assillato quotidianamente» dai coniugi Tarantini: i soldi di Berlusconi, in sostanza, servivano a toglierseli dalle palle. Poi, a metà programma salta fuori che i 500mila euro sarebbero di Lavitola e non di Berlusconi e, onestamente, noi perdiamo un po’ il filo. Valter mostra anche un documento con una serie di versamenti effettuati alla moglie di Tarantini, con un importo totale di circa 250 mila euro, con tanto di firme della signora.

Quindi ammette che voleva menare l’avvocato Ghedini, e d’aver «sacro terrore della magistratura perciò mi sono reso latitante: guardate come è finito in galera Tarantini». Mentana gli chiede: da quanto non sente Berlusconi, e Lavitola spara cose ovvie. Gli rinfacciano di aver parlato di «fighe» per il premier in una intercettazione, lui replica: è noto che al Cavaliere piacciano le donne. Lo incalzano sulla casa di Montecarlo e conferma che all’epoca, rivelando i documenti del governo di Saint Lucia, fece uno scoop, senza secondi fini. Valter Lavitola in questo momento è un faccendiere abbastanza latitante di anni 45, ex craxiano, già “imprenditore con affari di import-export nel settore ittico per i quali ha intrecciato stretti rapporti con i paesi del centro e Sudamerica”, già iscritto e poi radiato dall’ordine dei Giornalisti; uno, inoltre, che figura in varie fotografie di Berlusconi nelle visite in Sudamerica.

Oggi Lavitola, dopo aver seguito alla lettera il consiglio del premier («Stai a Panama per ora…») è sottoposto a un ordine di custodia cautelare in contumacia. Durante il collegamento annuncia, senza alcun dubbio: «Resto latitante, non faccio la fine di Tarantini». Intanto rimpallano nei tribunali ben 105 pagine di ordinanza dei magistrati di Napoli che, in sostanza, descrivevano Lavitola come allegro partecipante a un’estorsione ai danni del premier. Lavitola, dopo, La7 conferma comunque un’astuzia disumana…

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