Indagine escort, nessun dubbio per i giudici del Riesame nell’ordinanza che dispone scarcerazione di Tarantini

Berlusconi e il suo "harem"

Il premier Silvio Berlusconi era pienamente “consapevole” che le ragazze portate nelle sue residenze da Gianpaolo Tarantini erano delle escort.

Lo sostiene il tribunale del Riesame di Napoli nell’ordinanza con cui ha disposto la scarcerazione di Gianpi (guarda le foto) della moglie e il trasferimento degli atti a Bari.

Secondo il tribunale, le dazioni” di denaro e le altre “utilità”‘ date da Silvio Berlusconi a Gianpaolo Tarantini cominciano quando Tarantini viene indagato a Bari e “culminano” quando Gianpi, con il patteggiamento, avrebbe potuto “contribuire a ‘stendere un velo’ su notizie e fatti che avrebbero destato sicuro clamore mediatico” per il coinvolgimento del premier nella vicenda escort.

Tarantini, dunque, non punibile. “In considerazione della qualità di destinatario dell’induzione” a rendere false dichiarazioni ai magistrati assunta da Tarantini”, la sua condotta, secondo il tribunale, “deve ritenersi non punibile”. E la moglie, Angela Devenuto detta Nicla, è “totalmente estranea all’unica fattispecie di reato che il Collegio ha ritenuto configurabile”.

Per i giudici Tarantini è comunque “reticente”, come si evince da alcune conversazioni con Patrizia D’Addario, “dalle quali emerge che, a differenza di quanto le aveva anticipato Gianpi in una precedente telefonata, la donna, pur avendo trascorso la notte in compagnia del presidente Berlusconi, non aveva ricevuto alcuna busta, ma soltanto la promessa di un suo interessamento affinche’ fosse sbloccata la situazione amministrativa di un cantiere ove la stessa stava realizzando opere edilizie”.

Lavitola, a sua volta, capace invece di delinquere anche all’estero. Nei confronti dell’altro indagato, Valter Lavitola, c’è invece “un elevatissimo rischio di recidiva specifica, desumibile dalla gravità dei fatti in contestazione ma anche dalle peculiari modalità esecutive del reato, avendo l’indagato dimostrato la propria capacità di continuare a delinquere pur trovandosi dall’altro capo del mondo”.

I giudici definiscono quella del direttore de L’Avanti “una personalità assolutamente allarmante, dimostratasi in grado – attraverso l’attuazione di un abile doppio gioco – di perseguire il proprio utile personale non solo a scapito del destinatario della condotta delittuosa (Tarantini, ndr) ma addirittura in danno del concorrente nel medesimo reato (Berlusconi, ndr).

Non va dimenticato, infatti, che Lavitola, una volta ottenuta la disponibilità delle ingenti somme messe da Berlusconi a disposizione di Tarantini, risulta averne trattenuta la maggior parte, reimpiegandola nelle proprie attività imprenditoriali”.

Sempre a proposito di Lavitola i giudici scrivono che “pur essendo intervenuto in una fase successiva al perfezionamento del reato, ha continuativamente fornito un prezioso ed insostituibile contributo affinché la promessa di Berlusconi, nella fase attuativa, fosse effettivamente mantenuta, anche al di fine di garantire, nella continuità delle elargizioni, la conservazione della sua efficacia persuasiva nei confronti di Tarantini, in vista delle successive occasioni di cui questi sarebbe stato chiamato a rendere dichiarazioni all’autorità giudiziaria”.

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